Le Pmi italiane possono accedere dall’8 luglio al Voucher Doppia Transizione promosso dai Punti Impresa Digitale per spingere l’innovazione tecnologica ed ecologica. Un sostegno finanziario condizionato ai prerequisiti del portale ReStart, erogato su base cronologica con un’elevata copertura delle spese ammissibili.
L’8 luglio 2026 è partito il nuovo Bando Voucher Doppia Transizione, promosso dai Punti Impresa Digitale delle Camere di Commercio con il coordinamento di Unioncamere. Lo strumento mette a disposizione 150 milioni di euro nel triennio 2026-2029, risorse che potranno essere integrate con fondi regionali aggiuntivi.
Il voucher copre fino al 70% delle spese sostenute da micro, piccole e medie imprese per tecnologie, formazione e consulenza legate a due direttrici: la trasformazione digitale, con particolare attenzione all’intelligenza artificiale, e il passaggio verso il modello Transizione 5.0. Gli ambiti tecnologici finanziabili comprendono intelligenza artificiale, cybersecurity, IoT e sensoristica, cloud computing, sistemi ERP e CRM, big data e analytics, robotica collaborativa, realtà aumentata e virtuale, sostenibilità ed ESG, comunità energetiche rinnovabili.
Una cornice nazionale, bandi diversi in ogni provincia
Il bando nazionale definisce la cornice comune — requisiti generali, ambiti tecnologici, percentuale massima di copertura al 70% — ma ogni Camera di Commercio pubblica poi un proprio bando territoriale, con importi massimi del voucher, plafond disponibile e scadenze specifiche decisi autonomamente. Il risultato è un mosaico di finestre: alcune Camere hanno scadenze già fissate a fine agosto o a settembre, altre restano aperte fino a fine ottobre o novembre, in base alle risorse assegnate alla propria circoscrizione.

Photo: Unsplash / ThisIsEngineering
Le condizioni ricorrenti, sebbene non uniformi, seguono ordini di grandezza simili: un’intensità di contributo tra il 50% e il 70% delle spese ammissibili, plafond per singolo voucher che vanno da 5mila a 25mila euro nella maggior parte dei bandi provinciali, con una spesa minima ammissibile generalmente fissata tra 3mila e 5mila euro. Tutti i voucher operano in regime «de minimis», secondo il regolamento europeo 2023/2031, che fissa il tetto complessivo di aiuti pubblici ricevibili da una singola impresa a 300mila euro su tre esercizi finanziari.
Le condizioni e le risorse definite a livello provinciale seguono ordini di grandezza simili ma con parametri d’accesso specifici per ciascun bacino. La Camera di Commercio della Romagna (Forlì-Cesena e Rimini) e la Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi hanno entrambe fissato per il 2026 un’intensità di contributo pari al 50% delle spese ammissibili, con un voucher massimo concedibile di 10mila euro. Cambiano invece le soglie d’accesso e le tempistiche operative: nel territorio romagnolo l’investimento minimo richiesto coincide con il contributo massimo, con invio telematico dal 22 luglio, mentre nell’area milanese la spesa minima scende a 4mila euro con invio delle domande a partire dal 28 luglio.
All’apertura della piattaforma, tra le prime Camere ad attivare bandi con procedura a sportello risultavano quelle di Firenze in Toscana, Forlì-Cesena e Rimini in Emilia-Romagna, Padova e Verona in Veneto, e Trapani in Sicilia. Ad esse si affiancano territori con scadenze a brevissimo, come Rieti-Viterbo nel Lazio e le province pugliesi di Brindisi-Taranto. L’elenco aggiornato dei territori aderenti e delle rispettive scadenze è pubblicato sulla pagina nazionale del bando gestita dai Punti Impresa Digitale.

Photo: Pexels / ThisIsEngineering
Il percorso per presentare domanda
Per accedere al voucher, l’impresa deve prima completare il Selfie 4.0, l’autodiagnosi gratuita di maturità digitale disponibile sul portale del Punto Impresa Digitale: un prerequisito obbligatorio da svolgere nei tre mesi precedenti la domanda. La trasmissione della domanda avviene poi esclusivamente in via telematica, tramite la piattaforma ReStart di InfoCamere, con SPID, CNS o CIE del legale rappresentante e firma digitale.
Al momento dell’erogazione dei fondi, occorre considerare due aspetti tecnici. Il primo riguarda la tassazione: ove applicabile, sul contributo verrà calcolata una ritenuta d’acconto del 4%. Il secondo aspetto concerne i limiti di cumulabilità: l’incentivo rientra nel regime «de minimis», per cui l’importo ottenuto andrà a sommarsi agli altri aiuti pubblici ricevuti dall’impresa, che per legge non possono superare il tetto massimo di 300mila euro nell’arco di un triennio.
Il calendario differisce ancora Camera per Camera: alcune hanno aperto le procedure di precaricamento già dall’8 luglio, con invio effettivo delle domande nei giorni successivi; altre attivano la piattaforma solo più avanti nell’estate. Per un’impresa interessata, il punto di partenza pratico resta quindi il sito della propria Camera di Commercio di competenza, dove viene pubblicato il bando territoriale con la scadenza effettiva. Le risorse, in molti bandi provinciali, si esauriscono comunque per ordine cronologico di arrivo prima della scadenza formale, come già avvenuto in edizioni precedenti dello strumento.
Photo cover: Magnific

