Con uno stanziamento iniziale di quasi 10 milioni di euro, pronti a diventare 27, l’ente regionale finanzia i progetti d’avanguardia delle imprese toscane attive nei settori chiave per l’autonomia economica europea.
La Regione Toscana vuole sostenere la competitività del sistema produttivo regionale e rafforzare l’autonomia strategica in ambiti tecnologici promuovendo investimenti ad alto contenuto innovativo. È nato così il bando Innovazione strategica STEP, approvato con decreto dirigenziale 26582 del 10 dicembre 2025 e successivamente modificato e integrato nel marzo 2026. La misura si inserisce nel Programma Regionale FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) 2021-2027. Alla base c’è il Regolamento europeo 795/2024, che indirizza le risorse comunitarie verso tecnologie ritenute cruciali per ridurre la dipendenza dell’Europa da mercati esterni.
L’iniziativa europea Strategic Technologies for Europe Platform (STEP) intende infatti rafforzare la competitività industriale dell’Unione Europea puntando sullo sviluppo di tecnologie per un futuro sostenibile e competitivo, orientando una quota di investimenti di undici fondi strutturali verso questi ambiti. Due le direttrici principali dell’intervento: il sostegno ai progetti di innovazione (Azione 1.6.1), e il supporto agli investimenti produttivi (Azione 1.6.4).

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Innovazione strategica STEP, destinatari e settori
I criteri e gli indirizzi per l’attivazione del bando sono stati stabiliti dalla giunta regionale con delibera 1257 del 11 agosto 2025 e successivamente modificati con delibera 112 del 9 febbraio 2026.
Il bando si rivolge alle imprese toscane, in particolare le Pmi, anche aggregate o in forma professionale, con sede operativa sul territorio. Le imprese più grandi non sono escluse, ma devono rispettare criteri più stringenti: per gli investimenti produttivi, ad esempio, è necessario operare in specifiche aree individuate dalla Carta degli aiuti regionali. Nei progetti di innovazione, invece, è obbligatoria una collaborazione con le Pmi, che devono sostenere almeno il 30% dei costi. Gli ambiti tecnologici sono quelli individuati dal quadro europeo STEP: digitale, deep tech, tecnologie pulite ed efficienti e biotecnologie.
Termini del bando
Quest’anno il bando ha riscosso un’adesione superiore alle aspettative: al 31 marzo 2026 le risorse richieste avevano già superato i 34 milioni a fronte dei 27 milioni stanziati. Per questo motivo la presentazione delle domande è stata interrotta con decreto dirigenziale 6898 del 1° aprile 2026, con scadenza fissata alle ore 17 dell’8 aprile. Prima della chiusura, i progetti dovevano avere un valore compreso tra 300mila e 3 milioni di euro e, soprattutto, combinare entrambe le linee di intervento previste.
La parte più consistente, almeno il 60%, doveva riguardare l’innovazione. All’interno di questa quota, almeno un quarto doveva essere destinato a servizi qualificati di consulenza. Il resto dell’investimento, per un minimo del 20%, era riservato invece alla componente produttiva: macchinari, impianti e tecnologie Industria 4.0 e 5.0, con la possibilità di includere anche interventi sugli immobili entro limiti precisi. Ogni progetto doveva essere validato da un Innovation Manager iscritto agli albi riconosciuti. Il professionista doveva certificare sia il livello di innovazione che la coerenza con i requisiti della misura e non doveva aver avuto rapporti con l’impresa negli ultimi cinque anni.

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Le domande, accolte in ordine cronologico e finanziate fino ad esaurimento delle risorse, dovevano comunque superare una soglia minima di 51 punti. Sul fronte dei tempi, le imprese beneficiarie hanno ora 12 mesi per completare il progetto, con una possibile proroga di tre mesi che viene concessa solo per motivi non imputabili al beneficiario e a condizione che sia già stato rendicontato almeno il 30% dei costi.
Contributi e incentivi
Il sostegno si configura come contributo in conto capitale, ma varia a seconda della dimensione dell’impresa e della tipologia di spesa. Può essere erogato anche sotto forma di voucher, su richiesta del beneficiario. Per i servizi di consulenza legati all’innovazione si parte da un’intensità del 50%, che può arrivare fino al 100% per le microimprese, con un tetto di 220mila euro in tre anni applicato a questa tipologia di spesa. Per gli altri interventi innovativi, invece, la copertura resta al 50% per le Pmi.
Sugli investimenti produttivi, le imprese possono scegliere tra il regime de minimis (50%) o il regime GBER (Regolamento Generale di Esenzione per Categoria), con percentuali più contenute: 20% per micro e piccole imprese, 10% per le medie. In ogni caso, il contributo complessivo non può superare l’80% dei costi ammessi. Spazio anche a criteri premiali: vengono favoriti i progetti promossi da imprese giovanili o quelli che generano nuova occupazione per i giovani, in linea con il programma regionale Giovani Sì.
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