Il principio che sta rivoluzionando l’accesso ai fondi pubblici: nessun progetto può più essere finanziato se non dimostra di rispettare precisi standard ambientali. Per imprese e pubbliche amministrazioni si apre una nuova stagione di responsabilità documentale e visione strategica.
Nel cuore del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) c’è una regola tanto “silenziosa” quanto pervasiva: è il principio DNSH, acronimo di “Do No Significant Harm”, che obbliga ogni progetto finanziato a non arrecare danni significativi all’ambiente. La sua applicazione, aggiornata recentemente con la guida operativa del Ministero dell’Economia, ha un impatto concreto e crescente su tutte le forme di finanza agevolata, modificando in profondità l’approccio alla progettazione di interventi pubblici e privati.
Previsto dal Regolamento (UE) 2020/852 sulla tassonomia verde e rafforzato dalle linee guida italiane più recenti, il DNSH impone il rispetto di sei obiettivi ambientali fondamentali: mitigazione e adattamento al cambiamento climatico, uso sostenibile delle risorse idriche, transizione circolare, prevenzione dell’inquinamento, tutela degli ecosistemi. È un filtro preventivo che seleziona ciò che può e non può essere finanziato con risorse pubbliche.
Progetti alla prova ambientale
Con la terza edizione della Guida Operativa MEF, il principio DNSH è stato reso più chiaro e accessibile per enti e imprese. Tuttavia, il compito resta tutt’altro che semplice: ogni soggetto proponente deve dimostrare, con evidenze tecniche e documentali, che l’intervento non compromette nessuna delle sei aree ambientali. Le istruzioni operative pubblicate dal MASE (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica) specificano, per esempio, che anche opere digitali, impianti sportivi o progetti culturali devono valutare il proprio impatto sul ciclo dei materiali e sulla gestione delle emissioni indirette.

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Si tratta dunque di una valutazione che non riguarda solo l’ambiente in senso stretto, ma coinvolge la progettazione nella sua interezza. Ogni appalto, ogni bando, ogni misura PNRR (dai trasporti alla sanità) deve allegare documentazione DNSH a pena di inammissibilità. Il principio ha assunto una funzione dirimente anche nei bandi regionali, nei progetti europei cofinanziati e persino negli interventi relativi ai fondi IPCEI (Importanti Progetti di Interesse Comune Europeo), come confermato dalla circolare MIMIT n. 880/2025. Alcuni avvisi pubblici richiedono la compilazione di specifici allegati DNSH, in cui vanno descritti materiali impiegati, consumo di risorse, impatti sul territorio, piani di compensazione.
I passaggi da rispettare
Il rispetto del principio DNSH non si esaurisce con la fase progettuale, ma accompagna tutto il ciclo di vita dell’intervento finanziato. La normativa prevede infatti un duplice livello di verifica: un’analisi ex ante, da effettuare prima dell’approvazione del progetto, e una successiva analisi ex post, finalizzata a monitorarne l’effettiva coerenza ambientale una volta realizzato. Questo meccanismo garantisce che la conformità al DNSH non sia solo teorica, ma sostanziale e verificabile nel tempo.
La complessità tecnica del processo è accresciuta dalla presenza di 34 schede settoriali pubblicate dal MASE, ognuna delle quali stabilisce requisiti ambientali specifici per ambiti produttivi differenti. Affrontare queste sfide richiede una forte competenza multidisciplinare, conoscenza aggiornata delle normative e capacità di integrazione tra sostenibilità e strategia d’impresa. Esistono però strumenti e buone pratiche che possono agevolare il rispetto del principio. La certificazione ISO 14001, per esempio, rappresenta una base solida: le imprese già dotate di un sistema di gestione ambientale partono avvantaggiate, avendo già strutturato processi compatibili con gli obiettivi del DNSH. Un altro elemento distintivo è l’adozione dei Criteri Ambientali Minimi (CAM), particolarmente rilevanti nelle gare pubbliche, poiché offrono un vantaggio competitivo aggiuntivo e garantiscono la conformità alle aspettative ambientali europee.

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A partire da luglio 2025, inoltre, entrerà in vigore l’obbligo di iscrizione al nuovo Registro Nazionale degli Allegati DNSH, gestito dal MASE, che raccoglierà in formato digitale la documentazione DNSH di tutti i progetti finanziati dal PNRR. L’iscrizione al registro sarà requisito necessario per l’erogazione dei fondi e per il monitoraggio centralizzato da parte delle autorità di controllo.
Le criticità ancora da risolvere
Come era prevedibile, e confermato anche dal dossier di Pass Lombardia, molti enti locali faticano a districarsi tra la molteplicità di documenti richiesti, in assenza di un modello standard nazionale. Le linee guida aiutano, ma non sempre sciolgono i nodi interpretativi. Inoltre, permane il rischio di blocco o rallentamento nell’erogazione dei fondi se le verifiche DNSH non vengono superate in fase esecutiva, come sottolineato da Rinnovabili.it.
Per far fronte a questi problemi, la piattaforma governativa Italia Domani sta introducendo strumenti digitali di supporto e affiancamento per enti locali, Regioni e stazioni appaltanti. Tra i principali strumenti già attivi figurano il cruscotto di monitoraggio DNSH, che consente ai responsabili di progetto di seguire l’avanzamento delle verifiche ambientali in tempo reale, e il modulo guidato per la compilazione degli allegati DNSH, che aiuta nella predisposizione corretta della documentazione richiesta. È inoltre in fase di sperimentazione un sistema di alert automatici che segnala eventuali incongruenze o carenze nella documentazione caricata. È ormai appurato, infatti, che coniugare rigore documentale e progettazione responsabile sia una condizione imprescindibile per accedere alle risorse del PNRR, e non solo. Per consulenti, progettisti e progettiste si apre un terreno nuovo dove l’ambientalismo non è più ideologia, ma requisito. Dove l’attenzione alla natura diventa, a tutti gli effetti, criterio di merito.
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