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PNRR, validati 416 target su 575: la prova finale resta l’attuazione dei progetti

di Annarita Cacciamani
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Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) entra nella fase conclusiva: quella della rendicontazione finale e della richiesta di pagamento della decima rata.

Il 30 giugno 2026 si è conclusa la fase prevista dal cronoprogramma nazionale per il conseguimento dei 159 traguardi e obiettivi collegati alla decima e ultima rata del Piano nazionale di ripresa e resilienza, del valore di 28,4 miliardi di euro. Da questa data il PNRR, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, è entrato nella fase conclusiva, dedicata alla verifica dei risultati raggiunti, alla rendicontazione alla Commissione europea e alla presentazione della richiesta di pagamento della decima rata.

Il completamento degli interventi non coincide però con la loro approvazione definitiva: i risultati devono essere rendicontati e successivamente verificati dalla Commissione europea.

Entro il 31 agosto 2026 gli Stati membri devono completare il conseguimento dei traguardi e degli obiettivi previsti dai rispettivi Piani. Entro il 30 settembre 2026 l’Italia dovrà presentare alla Commissione europea la richiesta di pagamento della decima rata, corredata dalla dichiarazione di gestione, dalla sintesi degli audit e dalla documentazione prevista dal Regolamento europeo. Il completamento delle erogazioni è atteso entro il 31 dicembre 2026: solo in quel momento sarà quindi possibile conoscere l’esito della fase conclusiva del Piano.

Un Piano da 194,4 miliardi

Il dossier elaborato dai Servizi Studi di Camera e Senato il 28 luglio 2026 racconta lo stato di attuazione del Pnrr per il conseguimento della decima rata. Il documento fotografa l’avanzamento del Piano, i profili finanziari e la programmazione nelle Regioni. La dotazione finanziaria complessiva è di 194,4 miliardi di euro, articolati in 224 misure, di cui 156 investimenti e 68 riforme, distribuite nelle sette “Missioni”.

La dotazione non è però costituita interamente da contributi a fondo perduto: 71,8 miliardi sono sovvenzioni europee, mentre 122,6 miliardi sono prestiti, destinati quindi a incidere sul debito pubblico e a essere restituiti. La composizione delle risorse è essenziale per valutare correttamente il valore finanziario del Piano.

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Photo: Unsplash / Marco Oriolesi

Validati 416 obiettivi su 575

Con l’erogazione della nona rata, avvenuta il 3 giugno 2026, la Commissione europea aveva validato complessivamente 416 traguardi e obiettivi sui 575 previsti dal Piano, pari al 72,3%. L’Italia aveva ricevuto 165,99 miliardi sui 194,4 miliardi disponibili, corrispondenti all’85,4% della dotazione.

Secondo la Commissione europea, l’Italia presenta quindi un livello di avanzamento superiore alla media degli altri 26 Stati membri. Escludendo il nostro Paese, gli altri Stati hanno conseguito il 57,9% dei traguardi e degli obiettivi previsti e ricevuto il 68,7% delle risorse loro assegnate. Il confronto, tuttavia, riguarda la validazione dei target e i trasferimenti europei, non la quota di risorse effettivamente spesa né il completamento materiale di tutti i progetti. Il meccanismo europeo, infatti, lega il pagamento delle rate al raggiungimento di milestone e target concordati e non all’avanzamento finanziario dei singoli interventi.

La proposta di rimodulazione del 12 giugno

L’avvicinarsi della conclusione del Piano non ha però escluso ulteriori interventi di revisione. Il 12 giugno 2026 il Governo ha trasmesso alla Commissione europea una proposta di modifica del PNRR, tuttora all’esame delle istituzioni europee. La proposta prevede una rimodulazione di circa 2,1 miliardi di euro, attraverso il trasferimento di risorse verso misure che hanno evidenziato una maggiore capacità di utilizzo dei fondi e migliori prospettive di completamento entro i termini del Piano.

Se approvata, la riallocazione riguarderebbe Transizione 5.0, destinataria di 700 milioni di euro, lo strumento finanziario per l’efficientamento energetico dell’edilizia residenziale pubblica (200 milioni), l’housing sociale (1 miliardo), le comunità energetiche (173 milioni), l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili nelle PMI (32 milioni) e l’acquisto di treni elettrici (94 milioni).

Cosa cambia per le imprese

Per le imprese, l’eventuale via libera della Commissione europea rappresenterebbe soprattutto un segnale di continuità delle misure che hanno registrato il maggiore interesse da parte del mercato. In particolare, l’incremento delle risorse destinato a Transizione 5.0, alle comunità energetiche rinnovabili e agli incentivi per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili punta a sostenere strumenti già operativi, ritenuti in grado di assorbire rapidamente i fondi disponibili.

La revisione del Piano, tuttavia, non comporta automaticamente l’apertura di nuovi bandi né l’ampliamento delle agevolazioni: eventuali modifiche delle dotazioni finanziarie dovranno essere recepite nei successivi provvedimenti attuativi, che definiranno modalità, tempi e condizioni di accesso alle risorse.

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Photo: Unsplash / Antoine Schibler

Censiti oltre 672 mila progetti

L’ampiezza del Piano emerge anche dalla banca dati ReGiS. Al 1° luglio risultavano censiti 672.549 progetti, per un valore complessivo superiore a 173,3 miliardi di euro. Di questi, 503.641 erano indicati come conclusi, per un valore di 41,03 miliardi di euro, mentre 168.879 risultavano ancora in corso, con un valore complessivo associato pari a circa 132,2 miliardi di euro. In termini numerici, i progetti conclusi rappresentano il 74,9% del totale.

Se però l’analisi si sposta sul valore economico degli interventi, essi incidono per il 23,7% delle risorse complessivamente monitorate, mentre il restante 76,3% del valore finanziario monitorato riguarda progetti ancora in corso. Al 30 giugno risultavano inoltre già rendicontati alla Commissione europea 70 dei 159 traguardi e obiettivi previsti per la decima rata.

L’impatto sul PIL

Il dossier richiama anche le valutazioni contenute nel Rapporto sulla politica di bilancio dell’Ufficio parlamentare di bilancio. Secondo le stime dell’Ufficio parlamentare di bilancio, nel 2026 il PNRR determinerebbe un livello del PIL superiore di 1,8 punti percentuali rispetto allo scenario ipotetico in assenza del Piano. Il rapporto evidenzia inoltre che, pur tenendo conto delle inevitabili incertezze proprie di ogni simulazione, il Piano fornisce un contributo rilevante alla crescita prevista per il 2026 e che, in assenza degli investimenti finanziati dal PNRR, la dinamica dell’economia italiana sarebbe risultata sostanzialmente stagnante.

Le risorse per il Mezzogiorno

Secondo la sesta relazione sul rispetto del vincolo di destinazione territoriale, aggiornata al 30 giugno 2025, alle regioni del Mezzogiorno risultavano destinati 59,3 miliardi di euro, pari al 40,6% delle risorse territorializzabili. Il monitoraggio evidenzia il rispetto del vincolo del 40% a livello complessivo, pur in presenza di alcune amministrazioni con quote inferiori alla soglia prevista.

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Riunione della Cabina di regia del PNRR – Photo: da Governo.it – Creative Commons – Immagini messe a disposizione con licenza CC-BY-NC-SA 3.0 IT

Prossimo obiettivo: l’erogazione della decima rata

Dopo nove rate, l’Italia presenta dunque un avanzamento formale superiore alla media europea, con 416 traguardi e obiettivi validati su 575 e 165,99 miliardi ricevuti. Questi dati, tuttavia, non certificano da soli il completamento materiale del Piano: al 1° luglio il 76,3% del valore finanziario monitorato risultava ancora associato a progetti in corso, mentre al 27 luglio la spesa dichiarata in ReGiS ammontava a 128,9 miliardi. La verifica decisiva riguarderà quindi non soltanto l’approvazione della decima rata, ma anche l’effettiva conclusione degli interventi e la capacità di trasformare le risorse ricevute in opere, servizi e riforme operative.

Annarita Cacciamani

Photo cover: Unsplash / Guillaume Perigois

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