La transizione digitale, definita nei documenti strategici nazionali come una priorità assoluta per il Sistema Camerale, non è più un’opzione, ma una leva fondamentale per garantire che le piccole imprese mantengano rilevanza, crescano e affrontino le sfide di un mercato globale in evoluzione.
Unioncamere ha lanciato PID Next, il Polo di Innovazione del Sistema Camerale. Antonio Romeo, dirigente dell’area innovazione dell’ente, ha presentato il progetto durante l’evento «Transizione digitale per le piccole imprese: strumenti e risorse disponibili», organizzato da Unioncamere e Il Sole 24 Ore.
Secondo Romeo, il progetto rappresenta una evoluzione dei Punti Impresa Digitale delle Camere di Commercio nella costituzione di uno dei sei poli nazionali dedicati alla trasformazione delle unità produttive. A sostegno di questa strategia, le analisi del Centro Studi Guglielmo Tagliacarne dimostrano l’impatto concreto dell’adozione di strumenti avanzati: le PMI che hanno abbracciato il cambiamento godono di un netto vantaggio competitivo, con una produttività superiore del 12% rispetto alle realtà che si muovono ancora con metodi tradizionali.

Antonio Romeo – di IPP/Roberto Ramaccia – Italy Photo Press – World Copyright
Lo stretto nesso tra modernizzazione ed export emerge con chiarezza. «Le imprese che hanno integrato soluzioni avanzate hanno una propensione all’export mediamente del 67% in più rispetto a quelle che non le hanno utilizzate», ha evidenziato Romeo.
PMI sotto attacco, AI Act in arrivo
Questi progressi arrivano anche grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e alle misure di sostegno, che hanno permesso all’Italia di registrare avanzamenti concreti, con meno aziende ferme alla fase iniziale del percorso. Tuttavia le differenze rimangono marcate: le micro e piccole imprese sono distanti dalle medie e grandi, mentre settori come Agricoltura e Commercio arrancano rispetto a Manifattura e Servizi.
Unioncamere guarda soprattutto a cybersicurezza e intelligenza artificiale, due fronti tecnologici dove l’Italia ha ambizioni alte per il 2030 ma sconta ancora gap significativi. Per quanto riguarda la cybersicurezza, Romeo ha sottolineato che la minaccia non è più relegata alle grandi corporate, ma riguarda sempre più le PMI. Sulla base del rapporto Clusit, infatti, ha avvertito: «L’istantanea degli ultimi quattro anni mostra un incremento del 644% degli attacchi cyber». Ha poi aggiunto: «un attacco grave o critico, che si verifica nel 63% dei casi, può causare per una piccola unità delle grosse perdite in termini di competitività o di fatturato, fino a comprometterne la sopravvivenza».
Anche sul fronte dell’intelligenza artificiale, l’integrazione nei processi aziendali è ancora limitata: poco più di una impresa su dieci ha integrato l’AI, e si tratta principalmente di grandi e medie realtà. Inoltre, l’introduzione di nuove normative come l’AI Act e la Legge 132 del 2025 introduce obblighi che trovano molte attività impreparate. Occorre quindi costruire un ecosistema di competenze, partnership tecnologiche e opportunità di finanziamento per accompagnare le aziende lungo tutto il percorso di innovazione.
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