La stagione del PNRR si chiude, ma le opportunità non finiscono. Cambia, invece, la logica degli incentivi: meno contributi per spese generiche e più risorse per ricerca, tecnologie strategiche e trasformazione dei processi.
È finita l’era del PNRR, ma questo non significa che siano finite le agevolazioni. Si sta aprendo una fase diversa che richiede alle imprese un cambio di mentalità. A cambiare infatti è ciò che l’Europa, e di conseguenza l’Italia, intende finanziare.
Fino a qualche anno fa era più facile trovare bandi per ristrutturare un immobile, rifare un tetto, cambiare un climatizzatore o acquistare attrezzature per l’ufficio. Qualche opportunità di questo tipo esiste ancora, ma è sempre più rara. Il baricentro si sta spostando verso la ricerca e lo sviluppo, le tecnologie critiche e i progetti capaci di produrre un’innovazione dimostrabile.
STEP indica le nuove priorità
Uno dei riferimenti principali è oggi STEP, la piattaforma europea per le tecnologie strategiche. Non si tratta di un nuovo fondo autonomo: STEP coordina risorse provenienti da undici programmi europei e le indirizza verso settori considerati essenziali per la competitività e l’autonomia dell’Unione.

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Le aree interessate comprendono la digitalizzazione e il deep tech, le tecnologie pulite ed efficienti nell’uso delle risorse, le biotecnologie e, dopo l’estensione del programma, le tecnologie per la difesa. Questo ci dice con chiarezza dove stanno andando le politiche europee: non più incentivi distribuiti indistintamente, ma risorse concentrate sui progetti considerati strategici.
Anche in Italia questa impostazione è già visibile. Il bando STEP del Ministero delle Imprese e del Made in Italy è rivolto a progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale nelle regioni meno sviluppate. I progetti devono portare alla realizzazione di nuovi prodotti, processi o servizi, oppure a un miglioramento significativo di quelli esistenti. Non basta quindi comprare un macchinario: occorre spiegare quale innovazione permetterà di sviluppare e quale cambiamento produrrà nell’impresa.
La ricerca torna come priorità
Negli ultimi mesi abbiamo visto aprirsi molte finestre di Horizon Europe, spesso una dietro l’altra e con scadenze ravvicinate. Non è un’impressione: il programma di lavoro Horizon Europe 2026-2027 mette a disposizione complessivamente 14 miliardi di euro per ricerca e innovazione. Le priorità comprendono intelligenza artificiale, transizione climatica, competitività industriale e resilienza europea.
Un esempio è Scoperta imprenditoriale II, la misura del Mimit che apre lo sportello il 7 ottobre 2026 e mette a disposizione oltre 505 milioni di euro per progetti di ricerca e sviluppo nelle regioni del Mezzogiorno. Non è prevista una scadenza prestabilita: le domande potranno essere presentate fino all’esaurimento delle risorse, e possono riguardare progetti di importo compreso tra uno e cinque milioni di euro.

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Il 60% delle risorse è riservato alle Pmi e alle reti di imprese. Anche in questo caso, il finanziamento non nasce per sostenere un acquisto isolato, ma un progetto capace di generare nuovi prodotti, processi o servizi.
Non bisogna più adattare una spesa al bando
Per molto tempo l’approccio di alcune aziende è stato: «Dimmi quale bando è disponibile e ti dirò quale spesa inserire». Ora quest’era è finita.
Le nuove misure partono da una domanda diversa: che cosa sta realmente innovando l’impresa? Quale tecnologia sta sviluppando? In che modo il progetto migliora un prodotto, un processo o un servizio? Gli investimenti in macchinari possono continuare a essere ammessi, ma devono essere funzionali a un progetto più ampio di ricerca, sviluppo o trasformazione industriale.
Per le imprese la vera opportunità non consiste quindi nell’inseguire ogni incentivo disponibile. Significa comprendere la direzione delle politiche europee e costruire per tempo progetti coerenti. I bandi non stanno scomparendo: stanno diventando più selettivi. E premieranno sempre di più chi è in grado di dimostrare che l’innovazione non è soltanto una spesa, ma parte della propria strategia di crescita.
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