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La “Nuova Sabatini” si rinnova

di Annarita Cacciamani
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La misura a sostegno degli investimenti produttivi viene rifinanziata e aggiornata con linee dedicate alla digitalizzazione e alla transizione verde. Un sostegno strutturale per la competitività delle imprese italiane.

La cosiddetta “Nuova Sabatini” (che prende il nome dall’ex deputato che nel 1965 redasse il testo della prima legge di questo tipo) è una delle misure a sostegno delle piccole e medie imprese tra le più longeve nel panorama delle politiche pubbliche italiane. 

Non si tratta di un semplice “aiuto una tantum”: è uno strumento strutturato, pensato per incoraggiare investimenti in beni strumentali nuovi (macchinari, impianti, attrezzature, sistemi digitali) e contribuire a spingere la competitività delle imprese italiane. Quest’anno la misura si è presentata con una rinnovata dotazione finanziaria. Nella Legge di Bilancio 2025, lo Stato ha stanziato 1,7 miliardi di euro per il periodo 2025-2029, garantendo continuità all’intervento. In dettaglio, sono previsti 400 milioni per l’anno 2025, 100 milioni per il 2026, e 400 milioni all’anno per gli anni 2027, 2028 e 2029. 

Cosa prevede la misura e a chi si rivolge

Dietro il nome un po’ burocratico di “Nuova Sabatini” si nasconde un meccanismo che parla direttamente alla quotidianità delle piccole e medie imprese italiane: l’esigenza di crescere, innovare e restare competitive. A poter accedere alla misura sono le imprese che operano in qualunque settore produttivo, inclusi industria, artigianato, agricoltura e servizi, purché abbiano sede in Italia e siano regolarmente iscritte al Registro delle imprese. Restano fuori soltanto le attività finanziarie e assicurative. Il requisito più importante è essere imprese in attività, sane dal punto di vista economico e amministrativo, e non avere pendenze legate ad aiuti di Stato da restituire.

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Photo: Freepik / rawpixel.com

L’agevolazione copre gli investimenti in beni strumentali nuovi di fabbrica, cioè tutto ciò che può migliorare la produttività e l’efficienza: macchinari, impianti, attrezzature, hardware, software, tecnologie digitali e sistemi per l’automazione industriale. L’unico limite è che i beni acquistati devono essere destinati all’attività produttiva e non possono essere né usati né semplici sostituzioni di attrezzature già esistenti. In altre parole, l’agevolazione è per investimenti funzionali di nuova acquisizione, non per mera sostituzione, ma va verificata ogni caso concreto.

L’investimento minimo per accedere alla Nuova Sabatini è di 20mila euro, mentre il tetto massimo raggiunge 4 milioni di euro per impresa. Il finanziamento, che può essere bancario o in leasing, ha una durata massima di cinque anni e deve coprire interamente la spesa sostenuta per l’acquisto dei beni. Una volta ottenuto il via libera al finanziamento, l’impresa presenta domanda al Ministero delle Imprese e del Made in Italy tramite una procedura interamente digitale, e se l’operazione viene approvata, riceve un contributo statale che riduce il peso degli interessi.

Il meccanismo dell’agevolazione

In sostanza, la Nuova Sabatini non regala risorse, ma aiuta le imprese a investire con meno rischio e con una gestione del credito più sostenibile. È una leva di sviluppo che favorisce chi scommette sulla modernizzazione dei propri processi: la Sabatini offre alle Pmi un modo per continuare a innovare senza bloccare i piani di crescita.

L’aiuto viene calcolato su un tasso di riferimento stabilito a livello nazionale, che varia a seconda della natura dell’investimento. Per i beni “ordinari”, come macchinari o attrezzature tradizionali, il contributo è calcolato su un tasso del 2,75%; per quelli ad alto contenuto tecnologico o a basso impatto ambientale, la percentuale sale al 3,575%. Se invece l’impresa decide di rafforzare anche il proprio capitale, accedendo alla versione “Sabatini Capitalizzazione”, il contributo statale è calcolato su un tasso del 5% per micro e piccole imprese, mentre per le medie imprese si applica un tasso del 3,575% (a condizione che venga deliberato un aumento del capitale sociale pari ad almeno il 30% dell’importo finanziato).

Il contributo statale non arriva tutto in una volta, ma viene versato in più tranche nel corso degli anni, man mano che l’impresa porta avanti e completa l’investimento. È un modo per sostenere le aziende passo dopo passo, accompagnandole nella crescita piuttosto che limitarvisi con un aiuto immediato e isolato.

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Photo: Freepik / aleksandarlittlewolf

Il “restyling” 2024/2025

Negli ultimi mesi, la Nuova Sabatini ha vissuto una fase di rinnovamento. Il primo grande cambiamento è arrivato con l’attivazione, dall’ottobre 2024, della linea “Sabatini Capitalizzazione”: una versione potenziata dell’agevolazione pensata per le imprese che non si limitano a investire, ma che scelgono anche di rafforzare il proprio capitale sociale. In pratica, oltre a finanziare l’acquisto di nuovi beni strumentali, l’azienda si impegna a incrementare il proprio capitale di almeno il 30% del finanziamento ricevuto. In cambio, può accedere a un contributo più alto, fino al 5% per micro e piccole imprese. È un modo per premiare chi investe con una visione di lungo periodo e punta su basi patrimoniali più solide.

Un’altra novità riguarda la possibilità di includere, tra gli investimenti ammissibili, anche quelli legati alla transizione verde e digitale. Macchinari a basso consumo energetico, sistemi per il risparmio delle risorse, soluzioni automatizzate o digitali per la produzione: tutti questi interventi rientrano a pieno titolo nella Nuova Sabatini “green” e “4.0”. È un’estensione che rispecchia l’evoluzione del tessuto industriale italiano, dove la sostenibilità e l’innovazione tecnologica non sono più nicchie, ma prerequisiti per competere.

A completare il quadro c’è stato il rifinanziamento deciso con la Legge di Bilancio 2025, che ha messo a disposizione complessivamente 1,7 miliardi di euro per il periodo 2025-2029. Secondo l’ultimo aggiornamento ufficiale del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, risultano ancora disponibili circa 1,4 miliardi di euro per la linea ordinaria della Nuova Sabatini e quasi 79 milioni per la linea Capitalizzazione. La dotazione pluriennale consente alle imprese di guardare oltre l’anno corrente: sapendo che la misura è strutturata fino al 2029, c’è un orizzonte su cui costruire. Il fatto che sia compatibile (nei limiti previsti) con altre agevolazioni, come i crediti d’imposta per beni 4.0, rende la misura ancora più rilevante nel panorama della finanza agevolata. Tuttavia, la disciplina potrà essere ulteriormente adeguata da un decreto interministeriale.

Annarita Cacciamani

Photo cover: Freepik

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