Il direttore dell’Istituto di Ricerche Chimiche e Biochimiche G. Ronzoniracconta le difficoltà di accesso ai bandi di finanziamento, soprattutto europeo, molto difficili da preparare.
L’accesso ai finanziamenti per la ricerca rappresenta una sfida complessa per molte realtà scientifiche, soprattutto per quegli enti che non rientrano pienamente né nel sistema pubblico né in quello privato. L’Istituto di Ricerche Chimiche e Biochimiche G. Ronzoni incarna questa condizione intermedia, che da un lato consente collaborazioni con università e imprese, ma dall’altro limita l’accesso a diversi strumenti di finanza agevolata.
La partecipazione ai bandi, in particolare europei, richiede competenze amministrative e progettuali avanzate, oltre a una struttura organizzativa che realtà di piccole dimensioni faticano a sostenere. La difficoltà non riguarda solo l’elevata competizione, ma anche la complessità dei criteri di valutazione, dove elementi come l’impatto sociale ed economico risultano spesso decisivi nella selezione finale. Ne abbiamo parlato con il direttore dell’istituto Marco Guerrini.
Di cosa si occupa l’Istituto di Ricerche Chimiche e Biochimiche G. Ronzoni?
L’Istituto si occupa di ricerca nell’ambito dei polimeri naturali, in particolare polisaccaridi e oligosaccaridi con attività farmaceutica, ma anche con applicazioni nei materiali, come i chemical devices, e nel settore cosmetico. Una delle principali aree di competenza, riconosciuta a livello internazionale, riguarda lo studio della correlazione struttura-attività nei glicosaminoglicani, una classe di polisaccaridi che include anche l’eparina, ampiamente utilizzata come farmaco anticoagulante.

Photo: Yoshie Nishikawa
L’istituto lavora su una vasta gamma di polimeri naturali e negli ultimi anni ha esteso l’attività anche a sistemi non esclusivamente polisaccaridici, includendo polipeptidi e altre tipologie come acidi nucleici. L’approccio è focalizzato sulla caratterizzazione di miscele naturali complesse, spesso ottenute per via fermentativa e quindi biotecnologica, e non sulla singola molecola attiva come avviene tipicamente nell’industria farmaceutica.
Come finanziate le vostre attività?
Le attività dell’istituto sono finanziate in gran parte attraverso contratti con aziende, che comprendono sia attività di ricerca applicata sia servizi analitici ad alto livello, resi necessari dalla complessità delle molecole studiate. Una parte dei finanziamenti proviene da fondi pubblici ottenuti partecipando a bandi nazionali ed europei. Un’altra parte ancora deriva dalle rendite della Fondazione Ronzoni proprietaria dell’istituto, che possiede immobili che vengono affittati. I proventi degli affitti servono a compensare il fatto che la ricerca, essendo per sua natura non profit, non genera utili. L’istituto, infatti, in quanto parte di una fondazione, non ha come obiettivo il profitto: eventuali risorse vengono reinvestite in borse di studio o in strumentazione scientifica. La fondazione è gestita da un consiglio di amministrazione e deve rendicontare annualmente al Ministero della Ricerca sia il bilancio sia una relazione scientifica, per dimostrare che le attività svolte sono coerenti con lo statuto.
Quali strumenti di finanza agevolata utilizzate per sostenere i vostri progetti?
L’istituto si trova in una posizione intermedia tra pubblico e privato, il che limita l’accesso a molti strumenti di finanza agevolata. Non può accedere a tutti i fondi pubblici, perché la sua natura ibrida lo colloca in una posizione intermedia tra ente pubblico e soggetto privato, rendendo alcuni bandi non compatibili con il suo status.
Tuttavia, ha beneficiato di strumenti come i fondi del PNRR, utilizzati per coprire parte delle borse di dottorato, dato che l’istituto ospita studenti in collaborazione con università, finanziando direttamente le borse attraverso accordi con queste ultime. In questi casi, il contributo del PNRR può coprire circa il 50% dei costi. L’istituto partecipa anche a bandi regionali ed europei, spesso all’interno di partenariati con università e aziende, ma incontra difficoltà su strumenti come i Prin (Progetti di Ricerca di Rilevante Interesse Nazionale) che non risultano accessibili.
In generale, i progetti europei sono sempre più complessi e richiedono strutture organizzative che enti piccoli faticano a sostenere, motivo per cui il Ronzoni partecipa prevalentemente come partner e non come coordinatore. In passato, l’istituto ha anche ricevuto finanziamenti da enti come la Food and Drug Administration per sviluppare tecniche analitiche su composti come l’eparina, e ha partecipato a progetti europei all’interno di network di università e imprese.
SNIF è uno dei progetti che vi sono stati finanziati più di recente. In cosa consiste?
Tra i progetti più recenti rientrano attività legate all’analisi di sostanze naturali, come gli aromi, che possono essere sofisticati attraverso l’aggiunta o la sostituzione con prodotti di origine chimica. Il problema principale è che queste sostanze risultano chimicamente identiche, rendendo difficile distinguere tra origine naturale e sintetica. Per affrontare questa sfida vengono utilizzate tecniche avanzate di spettroscopia di risonanza magnetica nucleare, non in ambito medico ma per lo studio molecolare, che consentono di rilevare differenze nell’abbondanza isotopica, ad esempio del carbonio-13. Anche piccole variazioni permettono di identificare la provenienza della sostanza. Il progetto prevede l’utilizzo di strumentazioni altamente sofisticate, condivise con altri enti come il Politecnico di Milano, e la costruzione di database che verranno resi disponibili alle aziende per verificare l’autenticità dei prodotti.

Photo: Yoshie Nishikawa
Come gestite il lavoro di preparazione ai bandi e il lavoro di rendicontazione? Avete un team dedicato?
L’istituto non dispone di un team interno dedicato esclusivamente alla gestione dei bandi, essendo una realtà di dimensioni ridotte con un’amministrazione composta da circa tre persone. Per questo motivo si affida a società esterne specializzate per gestire gli aspetti burocratici e amministrativi, inclusa la rendicontazione, la gestione delle ore di lavoro e tutti i requisiti formali richiesti dai finanziamenti.
Questo supporto è essenziale, perché la complessità dei bandi, soprattutto europei, è tale che senza un’assistenza specializzata risulterebbe praticamente impossibile partecipare con successo. Inoltre, la valutazione dei progetti non si basa solo sulla qualità scientifica, ma anche su aspetti come l’impatto sociale ed economico. Anche tra i progetti che ottengono punteggi molto alti, solo una quota limitata, circa il 10%, viene effettivamente finanziata. La selezione finale avviene spesso sulla base di questi elementi che risultano quindi determinanti.
Quali sono gli enti con cui collaborate per i vostri progetti di ricerca?
Le collaborazioni dell’istituto sono principalmente con università, sia italiane che internazionali, e nascono spesso dalla condivisione di studenti, dottorandi e progetti di tesi, da cui si sviluppano linee di ricerca comuni. Tra le università partner vi sono, ad esempio, l’Università di Milano Bicocca, l’Università degli studi di Milano, l’Università di Pavia e l’Università dell’Insubria. L’istituto collabora anche con ospedali, come il San Raffaele, con cui condivide strumentazioni avanzate come sistemi di risonanza magnetica nucleare all’interno di consorzi. È in fase di avvio anche un nuovo consorzio con un’azienda farmaceutica, sempre per la condivisione di strumenti. Questo modello consente di distribuire i costi di tecnologie molto onerose. In passato vi sono state collaborazioni anche con altre fondazioni, come l’Istituto Mario Negri. Va inoltre sottolineato che, a differenza delle università che ricevono fondi pubblici per i dottorandi, l’istituto deve finanziare direttamente le borse di dottorato, essendo equiparato a un soggetto privato.
In un ente o un’azienda può essere utile la figura dell’opportunity manager?
La figura dell’opportunity manager sarebbe sicuramente utile, perché potrebbe supportare l’istituto nell’individuazione dei bandi più adatti, nella preparazione dei progetti e nel coordinamento delle attività in caso di finanziamento. Attualmente, infatti, alcune opportunità possono sfuggire e manca una figura interna con competenze specifiche su questi aspetti. Tuttavia, per un ente di piccole dimensioni come il Ronzoni, è difficile sostenere il costo di una risorsa dedicata a tempo pieno. Una soluzione è quella adottata da molte società di consulenza, che prevedono un compenso iniziale contenuto e una quota percentuale legata al successo del finanziamento. C’è una difficoltà strutturale delle fondazioni nel reperire fondi, in assenza di finanziamenti pubblici stabili: oltre ai bandi, diventa necessario ricorrere a strumenti come donazioni, campagne di comunicazione e il 5 per mille.

