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Lombardia: con Nuova Impresa 2026 fino a 10 mila euro per chi apre un’attività

di Paola Landriani
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Regione Lombardia e il Sistema Camerale mettono sul tavolo 8 milioni di euro a fondo perduto per sostenere chi avvia una nuova impresa o lavora in proprio con partita IVA.

 

Chi apre un’attività in proprio lo sa bene: i primi mesi sono quelli in cui le spese si accumulano più in fretta delle entrate. Nuova Impresa 2026, il bando promosso da Regione Lombardia in collaborazione con Unioncamere Lombardia, sostiene chi decide di mettersi in gioco, che si tratti di una società appena nata, di un freelance con partita IVA o di un professionista che muove i primi passi.

La misura mette a disposizione una dotazione complessiva di 8 milioni di euro sotto forma di contributi a fondo perduto sulle spese di avvio.  Lo sportello, aperto dal 30 aprile 2026, resta attivo fino alle ore 12.00 del 29 gennaio 2027, salvo chiusura anticipata per esaurimento dei fondi.

Nuova Impresa 2026, chi può fare domanda

La platea dei beneficiari per il bando Nuova Impresa è più ampia di quanto si potrebbe pensare. Possono partecipare le micro, piccole e medie imprese che hanno aperto una nuova sede legale e operativa in Lombardia a partire dal 1° giugno 2025 e fino al 31 dicembre 2026, risultino iscritte e attive al Registro delle Imprese e abbiano ottenuto la partita IVA entro i dodici mesi precedenti l’iscrizione. Attenzione: aprire una nuova sede di un’impresa già esistente non conta, serve una realtà davvero nuova.

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Photo: Unsplash/ Adam Satria

La possibilità di accedere al bando è riservata anche ai lavoratori autonomi con partita IVA individuale, non iscritti al Registro delle Imprese, che hanno dichiarato l’inizio attività all’Agenzia delle Entrate a partire dal 1° giugno 2025, con domicilio fiscale in Lombardia.

E ancora, i professionisti ordinistici, come avvocati, ingegneri, architetti e così via, con partita IVA aperta da non oltre quattro anni dalla data della domanda e comunque entro il 31 dicembre 2026: per loro il contributo copre le spese per avviare l’attività dopo il praticantato e il conseguimento dell’abilitazione.

Resta fuori dal bando chi opera in agricoltura, silvicoltura e pesca, nelle attività finanziarie e assicurative, nel commercio di articoli per adulti o nel settore del gioco d’azzardo. Escluse anche le associazioni tra professionisti o tra lavoratori autonomi, e le imprese che detengono apparecchi per il gioco d’azzardo lecito.

Quanto vale il contributo e cosa si può rendicontare

Il contributo copre fino al 50% delle spese ammissibili, con un massimo di 10 mila euro. Per accedervi, l’investimento minimo è di 3.000 euro. Non c’è invece un tetto massimo di spesa: è l’impresa a stimare il proprio fabbisogno. Un dettaglio da tenere a mente: almeno il 50% del budget complessivo deve riguardare spese in conto capitale; le spese correnti che superano questa soglia non sono ammissibili.

Le fatture rendicontabili sono al massimo 10, ciascuna con un importo minimo di 250 euro più IVA. In caso di presentazione di più fatture, vengono stralciate per prime quelle di importo minore tra le spese correnti.

Sul fronte delle spese in conto capitale rientrano: beni strumentali, macchinari, attrezzature e arredi nuovi (esclusi autoveicoli e veicoli in generale), software gestionale e licenze cloud, fino al 60% del totale di progetto, hardware nuovo (no smartphone e cellulari), ma anche registrazione di marchi, brevetti e certificazioni di qualità.

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Photo: Pexels/ Mikhail Nilov

Tra le spese correnti ammissibili ci sono gli onorari notarili per la costituzione dell’impresa, le consulenze per l’avvio (marketing, logistica, contabilità, contrattualistica, organizzazione riferite al primo trimestre di attività), i canoni di locazione della sede, le spese per la comunicazione e il lancio dell’attività: dal logo al sito, dai social agli annunci pubblicitari. È prevista inoltre una quota forfettaria del 7% per le spese generali.

Sono invece espressamente escluse le spese di ristrutturazione e manutenzione ordinaria, i beni usati o a noleggio, i pagamenti in contanti o non tracciabili, serramenti, corpi illuminanti, tende, oggetti d’arte e tutti gli impianti, salvo quelli di sicurezza strettamente funzionali all’attività (come nel caso delle gioiellerie).

Come funziona la procedura

La domanda va presentata esclusivamente in modalità telematica sulla piattaforma Restart di Infocamere con SPID, CNS o CIE e firma digitale del titolare o legale rappresentante. Si tratta di una misura a rendicontazione: le spese devono essere già sostenute e pagate al momento della presentazione, che include anche i giustificativi.

L’assegnazione avviene in ordine cronologico di invio, fino a esaurimento dei fondi. Le domande vengono poi valutate su due criteri qualitativi: coerenza con le finalità della misura e orientamento all’innovazione, alla transizione verde e digitale, con un punteggio da 0 a 100. La soglia minima per accedere al contributo è di 40 punti. Sotto quella soglia la domanda non viene ammessa, indipendentemente dall’ordine di arrivo.

Il procedimento si conclude entro 90 giorni dalla presentazione della domanda completa. Il contributo viene erogato in un’unica rata dalla Camera di Commercio territorialmente competente, ed è soggetto a ritenuta d’acconto del 4%.

Chi ottiene il contributo ha poi l’obbligo di mantenere la sede operativa in Lombardia, il domicilio fiscale in caso di lavoratori autonomi, per almeno tre anni dalla data di erogazione, e di conservare nello stesso periodo i beni acquistati e la documentazione relativa alle spese.

 

Paola Landriani

Photo cover: Unsplash/ Vitaly Gariev

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