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Il funzionamento pratico dell’Iperammortamento 2026 sul GSE

di Mariza Cibelle Dardi
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Attivo da giugno il nuovo Iperammortamento 2026 sul portale GSE: da credito d’imposta immediato a maxi-deduzione pluriennale. Senza l’ansia del click-day, la priorità strategica diventa il rispetto delle scadenze e la conformità delle perizie.

Dal 12 giugno 2026 è attiva sul portale del Gestore dei Servizi Energetici (GSE) la piattaforma per il nuovo iperammortamento, la misura che ha preso il posto del Piano Transizione 5.0 per gli investimenti in beni strumentali avanzati e impianti di autoproduzione energetica. Il quadro normativo si è completato in due passaggi: il decreto interministeriale MIMIT-MEF del 7 maggio 2026, pubblicato in versione definitiva l’11 giugno, e il decreto direttoriale del 10 giugno che ha fissato l’apertura della piattaforma alle ore 12 di venerdì 12 giugno.

Con la piena operatività della piattaforma, l’aspetto fondamentale da focalizzare riguarda il funzionamento pratico della misura, che si discosta nettamente dal meccanismo a cui le imprese si erano abituate con la vecchia Transizione 5.0.

Non è più un credito d’imposta e non prevede la prenotazione dei fondi

Il cambiamento più rilevante rispetto al precedente Piano Transizione 5.0 riguarda la struttura stessa dello strumento, che si trasforma in una maggiorazione delle quote di ammortamento fiscalmente deducibili. Si abbandona quindi il meccanismo del credito d’imposta da compensare in F24, mentre le imprese continuano ad applicare le aliquote già note: 180% per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro, 100% per la quota tra 2,5 e 10 milioni e 50% per la fascia tra 10 e 20 milioni.

La differenza più concreta riguarda la gestione delle risorse. Le comunicazioni di esito positivo del GSE per le istanze preventive attestano esclusivamente la regolarità formale e la completezza dei dati. Come chiarito dalle indicazioni ufficiali del MIMIT, la misura garantisce infatti un accesso aperto ai fondi: i 9,8 miliardi di euro stimati — 8,4 miliardi previsti dalla Legge di Bilancio 2026, saliti di circa 1,4 miliardi dopo la soppressione del vincolo Made in UE disposta dall’art. 7 del DL 38/2026 — rappresentano una pura previsione di spesa complessiva, pensata per soddisfare tutte le domande idonee. Questo impianto supera nettamente il precedente schema a sportello del Piano Transizione 5.0, che aveva invece causato il rapido esaurimento del plafond e la creazione di liste d’attesa.

Tuttavia, sebbene non sia un click-day a esaurimento fondi e non richieda una corsa per bloccare i fondi, la misura adotta un rigido sistema di “prenotazione procedurale” tramite l’Area Clienti del portale GSE. La domanda preventiva deve infatti essere obbligatoriamente confermata entro 60 giorni versando un acconto del 20%, pena la perdita del diritto all’agevolazione.

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Photo: Unsplash / Homa Appliances

Le comunicazioni da presentare e la prima scadenza operativa

L’accesso al beneficio e il suo mantenimento richiedono l’invio telematico di cinque comunicazioni obbligatorie al GSE: una comunicazione preventiva, una di conferma (entro 60 giorni con acconto del 20%) e una di completamento dell’investimento, a cui si aggiungono due comunicazioni periodiche annuali per il monitoraggio. A livello documentale, la fruizione è subordinata alla perizia tecnica asseverata e alla certificazione contabile, diventate ora obbligatorie per tutti gli investimenti, indipendentemente dall’importo.

Le imprese hanno già una scadenza operativa da monitorare, distinta dall’iperammortamento in senso proprio ma collegata al ciclo delle comunicazioni GSE: il termine per trasmettere la comunicazione di completamento degli investimenti prenotati nell’ambito del credito d’imposta Transizione 4.0 — ordine accettato dal venditore e acconto di almeno il 20% versato entro il 31 dicembre 2025, investimenti ultimati tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2026 — inizialmente fissato al 31 luglio 2026, è stato prorogato al 15 settembre 2026 dal decreto direttoriale MIMIT del 31 luglio 2026. Il termine per completare fisicamente questi investimenti era già scaduto il 30 giugno 2026.

Per le imprese rimaste escluse dalla precedente Transizione 4.0 per esaurimento delle risorse lo scorrimento è già attivo dallo scorso febbraio, ma procede per gradi: il GSE avvisa via pec le aziende secondo l’ordine cronologico di trasmissione delle domande, man mano che si rendono disponibili nuovi fondi. Chi riceve la comunicazione deve inviare la conferma entro trenta giorni e il completamento entro il 15 settembre 2026; per le altre imprese la pratica resta sospesa, poiché il plafond della misura risulta formalmente esaurito dal novembre 2025.

Cosa cambia per chi investe

La finestra temporale stabilita dalla Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) copre gli investimenti effettuati tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028, rivolgendosi alla totalità delle imprese residenti in Italia, senza distinzione di forma giuridica, settore economico o dimensione aziendale. Per le aziende che pianificano nuovi acquisti di beni strumentali avanzati o impianti per l’autoproduzione energetica, il passaggio dal vecchio credito d’imposta al nuovo iperammortamento modifica in modo sostanziale la gestione della pianificazione aziendale.

Non trattandosi più di un credito da compensare direttamente in F24, il beneficio fiscale si spalma lungo il piano di ammortamento del bene. Questo richiede una valutazione preventiva sul piano finanziario, in quanto il risparmio d’imposta si concretizzerà progressivamente nelle dichiarazioni dei redditi lungo tutti gli anni di ammortamento dell’asset.

Allo stesso tempo, l’assenza di un plafond a sportello elimina la pressione della corsa contro il tempo per accaparrarsi le risorse, ma sposta l’attenzione sulla disciplina procedurale. La certezza dell’agevolazione resta infatti subordinata al rispetto della sequenza delle comunicazioni al GSE — dalla fase preventiva a quella di avanzamento e completamento — e al rigoroso presidio della documentazione tecnica. La predisposizione di perizie asseverate e certificazioni contabili rimane l’elemento centrale ed è obbligatoria per tutti gli investimenti (senza più alcuna soglia minima) per attestare i requisiti di interconnessione, l’ammissibilità dei beni e l’effettivo sostenimento delle spese.

In sintesi, per il tessuto produttivo si passa da un modello condizionato dal rischio di esaurimento dei fondi a un regime basato sulla programmazione industriale a lungo termine, dove la tempestività dell’invio lascia il posto al rigore procedurale e documentale.

 

Mariza Cibelle Dardi

Photo cover: Pexels / Kampus Production

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