Home » Industria e Transizione 5.0: incentivi come leva, ma il contesto resta incerto

Industria e Transizione 5.0: incentivi come leva, ma il contesto resta incerto

di Annarita Cacciamani
COVER_MECSPE 2025

L’Osservatorio del MECSPE ha evidenziato il ruolo degli incentivi pubblici per sostenere gli investimenti industriali: digitalizzazione, sostenibilità e capitale umano sono i nodi su cui si gioca la trasformazione del manifatturiero.

Il comparto manifatturiero italiano, composto da oltre mezzo milione di imprese, continua ad affrontare una fase di trasformazione complessa, segnata da dinamiche globali instabili, pressione sui costi energetici e difficoltà strutturali nel reperimento di competenze. In questo contesto, gli incentivi pubblici rappresentano uno strumento rilevante per sostenere investimenti che molte aziende, da sole, non sarebbero state in grado di attuare.

I dati dell’Osservatorio MECSPE (acronimo di “meccanica specializzata”, che rappresenta la fiera italiana di riferimento per l’industria manifatturiera a Bologna), aggiornati al terzo quadrimestre 2024 e presentati in occasione dell’ultima edizione della fiera, offrono una fotografia che riflette un sistema produttivo che si sta riorganizzando, ma non senza difficoltà. Il 69% delle imprese dichiara che, in assenza degli incentivi del Piano Transizione 4.0 e 5.0, avrebbe ridimensionato o rinunciato agli investimenti in tecnologie e innovazione. Soltanto il 47% valuta positivamente le misure attualmente in vigore, mentre il restante segmento mostra cautela o scetticismo sull’efficacia reale del sistema di agevolazioni.

INTERNA_MECSPE 2025_Evento inaugurale

Evento inaugurale MECSPE 2025

Il Piano Transizione 5.0 – recentemente aggiornato nella legge di bilancio 2025 – prevede un sostegno economico alle imprese che investono nella digitalizzazione e nella riduzione dei consumi energetici. Le modifiche introdotte puntano a semplificare l’accesso ai fondi, ampliare la platea dei beneficiari e permettere il cumulo con altre agevolazioni, anche europee. Tuttavia, la capacità di assorbimento del sistema resta un punto critico, sia per la complessità delle procedure sia per la mancanza, in alcuni casi, di progettualità pronta da parte delle imprese.

Una trasformazione disomogenea e ancora parziale

Sebbene alcuni indicatori suggeriscano una tenuta generale del comparto, il quadro non è uniforme. Il 53% delle imprese prevede un fatturato stabile o in crescita rispetto all’anno precedente, mentre il 64% ritiene adeguato il proprio portafoglio ordini. Ma oltre la metà segnala criticità rilevanti: in primo piano, il costo dell’energia e la difficoltà di attrarre personale qualificato.

Anche la digitalizzazione procede a velocità variabili. Il 69% delle imprese riferisce un avanzamento rispetto all’anno precedente, ma le tecnologie adottate si concentrano ancora su ambiti relativamente consolidati, come la sicurezza informatica, la connettività 5G e il cloud computing. L’intelligenza artificiale, pur in crescita d’interesse, è ancora in fase iniziale di adozione: viene menzionata soprattutto in relazione ad applicazioni come chatbot, automazione dei processi e analisi predittive.

Le opinioni sull’AI sono complessivamente positive, ma il grado di maturità nell’implementazione resta basso, specie nelle PMI, che spesso scontano una minore disponibilità di competenze interne e risorse da allocare a progetti di medio-lungo termine.

Sostenibilità: consapevolezza in crescita, ma applicazione lenta

Il tema della sostenibilità ambientale è sempre più presente nei piani strategici delle imprese, ma l’integrazione operativa dei criteri ESG appare ancora limitata. Il 53% dichiara di avere già incluso, o di voler includere a breve, tali criteri nella propria governance aziendale. Tuttavia, solo il 35% delle imprese misura attualmente la propria impronta di anidride carbonica, mentre un ulteriore 23% prevede di farlo entro il 2025.

La distanza tra dichiarazioni d’intenti e adozione di strumenti concreti suggerisce che la sostenibilità, pur riconosciuta come fattore competitivo, fatica ancora a tradursi in indicatori misurabili e obiettivi operativi chiari.

INTERNA1_MECSPE_Formazione

Il nodo delle competenze: una condizione abilitante ancora fragile

L’adozione delle tecnologie previste dalla Transizione 5.0 richiede un adeguato livello di competenze, ma la carenza di figure professionali in grado di gestire sistemi digitali avanzati rappresenta una delle principali barriere segnalate dalle imprese. I profili più richiesti includono data analyst, esperti di automazione e robotica, specialisti in sicurezza informatica e ingegneri per l’intelligenza artificiale.

A fronte di questa domanda, la formazione – sia tecnica sia manageriale – resta un punto debole, spesso delegato a iniziative isolate o affidato a programmi non strutturati. Senza un rafforzamento delle competenze, anche le migliori politiche di incentivo rischiano di produrre risultati parziali o disomogenei.

Annarita Cacciamani

Articoli correlati