Dal Fondo sociale europeo plus oltre 17 miliardi all’Italia per sostenere competenze e occupabilità. Il Mezzogiorno dà segnali di attivazione, ma servono strategie più sistemiche
La formazione continua rappresenta un pilastro delle politiche attive per il lavoro e uno strumento essenziale per sostenere l’aggiornamento delle competenze in un contesto economico in rapida trasformazione. Tuttavia, il Rapporto INAPP (Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche) 2024, ha evidenziato che la formazione professionale in Italia è poco aderente ai fabbisogni delle imprese, anche a causa della riduzione della popolazione attiva. La chiave per superare questo disallineamento è rappresentata dalle politiche attive per il lavoro.
FSE+ 2021–2027: 17 miliardi per correggere gli squilibri
Per affrontare queste disparità, l’Unione Europea ha previsto con il FSE+ (Fondo Sociale Europeo Plus) una dotazione di 99 miliardi di euro complessivi, di cui 17,3 miliardi destinati all’Italia. La nuova programmazione 2021–2027 si propone di migliorare l’inclusione sociale, la qualità dell’istruzione e l’accesso al lavoro, attraverso un sistema articolato: 17 programmi regionali, 4 programmi plurifondo dedicati al Sud e 5 programmi nazionali.

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L’obiettivo è ridurre i divari, rafforzare l’occupabilità e assicurare che le risorse siano distribuite in modo più uniforme su tutto il territorio nazionale.
Nonostante il quadro generale ancora disomogeneo, si registrano segnali incoraggianti di reattività da parte di alcune regioni meridionali. In particolare, i dati relativi al primo sportello dell’Avviso FEMI 2025.01 di FondItalia – fondo interprofessionale promosso da UGL e Federterziario – mostrano una distribuzione delle risorse che premia, in parte, il Sud.
Su un totale di oltre 2 milioni di euro approvati per 120 progetti formativi e 557 imprese, più di 1,3 milioni sono stati destinati alle regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna), mentre le regioni del Nord hanno ricevuto circa 500 mila euro. Il numero di aziende beneficiarie del Sud (222) ha superato quello del Nord (176), mentre il numero di destinatari è sostanzialmente simile (1715 al Sud, 1907 al Nord). Da segnalare anche la differenza in termini di intensità formativa: oltre 70.000 ore erogate al Sud, rispetto alle 31.000 al Nord.

Egidio Sangue
Regioni come la Sardegna (93 imprese coinvolte, soprattutto in agricoltura, commercio e turismo) e la Puglia (attiva nel comparto manifatturiero) si distinguono per partecipazione e impegno.
Microimprese protagoniste, ma serve una visione a lungo termine
Un altro dato significativo riguarda le microimprese (meno di 10 dipendenti), che rappresentano circa il 60% delle imprese coinvolte nei progetti approvati. Un segnale positivo in termini di accessibilità, ma che solleva anche la necessità di una maggiore continuità e stabilità degli interventi, per evitare che restino iniziative isolate.
Il direttore di FondItalia, Egidio Sangue, ha commentato nella nota stampa: «I dati del primo Sportello dimostrano che il Sud sta rispondendo con dinamismo alle opportunità formative. Le microimprese mostrano una crescente consapevolezza del valore della formazione finanziata. Ora è fondamentale trasformare questa tendenza in un elemento strutturale, da integrare pienamente nelle politiche attive per il lavoro.»
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