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Formazione continua: la sfida dei risultati oltre la burocrazia

di Alessandro Dattilo
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Dal Fondo Nuove Competenze al decreto ministeriale 115: se ne è discusso all’Innovation Training Summit di Roma con Sviluppo Lavoro Italia, Fondimpresa e Fondo For.Te

 

I fondi interprofessionali attraversano una fase di grande cambiamento, con nuovi strumenti a disposizione delle aziende, come il Fondo Nuove Competenze, strumenti innovativi per la formazione di lavoratori neo-inseriti, e sfide legate all’innovazione tecnologica (e-learning e intelligenza artificiale). 

Per parlare di sfide burocratiche e amministrative, durante il recente Innovation Training Summit di Roma si è svolto un interessante panel sul tema dei finanziamenti per la formazione continua. Sul palco dell’Auditorium della Tecnica all’EUR – moderati da Giovanni Galvan, esperto in politiche attive del lavoro e fondi interprofessionali – si sono confrontati Elisabetta Corbucci (Sviluppo Lavoro Italia), Raffaele Saccà (Fondimpresa) ed Eleonora Pisicchio (Fondo For.Te).

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Eleonora Pisicchio

«For.Te rappresenta principalmente piccole aziende nel settore terziario, logistica, commercio e turismo» ha spiegato Eleonora Pisicchio, direttore del Fondo. «Abbiamo sempre affrontato cambiamenti profondi, evolvendo da associazioni private a organismi pubblici che gestiscono risorse pubbliche». For.Te cerca di mantenere un forte contatto diretto con aziende ed enti formativi per evitare la burocrazia: «Stiamo utilizzando strumenti mirati come voucher formativi per micro-imprese e interventi strutturati personalizzati per aziende più grandi. Abbiamo iniziato da anni a investire nell’innovazione tecnologica e oggi abbiamo abbandonato vincoli rigidi sulle modalità formative, soprattutto dopo l’esperienza del Covid, privilegiando strumenti efficaci come la FAD asincrona».

Il microfono è passato poi a Raffaele Saccà, direttore strategico e sviluppo di Fondimpresa: «Siamo il più grande fondo interprofessionale italiano, con 220mila aziende e oltre 5 milioni di lavoratori. Nel 2023 abbiamo erogato oltre 350 milioni di euro per formazione, formando più di 220mila lavoratori con una media di 32 ore ciascuno». Saccà ha poi accennato alla stretta collaborazione con Sviluppo Lavoro Italia per FNC 3, confermando il ruolo chiave già esercitato nelle precedenti edizioni. «Fondimpresa offre un ampio ventaglio di soluzioni, dal finanziamento di competenze base a interventi formativi specifici, come previsto dal decreto Cutro, fino al Conto Formazione, che permette interventi immediati e personalizzati per le aziende».

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Raffaele Saccà

Il primo giro di domande si è concluso con l’intervento di Elisabetta Corbucci di Sviluppo Lavoro Italia, l’ente strumentale del Ministero del Lavoro che supporta le Regioni nella progettazione e attuazione di politiche per il lavoro. «Nell’ambito del Fondo Nuove Competenze, dal 2020 Sviluppo Lavoro Italia ha già investito oltre 3 miliardi di euro nella formazione aziendale. È uno strumento evolutivo e generativo, nato per affrontare l’emergenza Covid, e adattato continuamente alle nuove esigenze delle imprese. L’ultima edizione ha introdotto formazione per lavoratori stagionali e disoccupati di lunga durata, oltre ad aree innovative come intelligenza artificiale e welfare aziendale». Di rilevanza, secondo la Corbucci, anche le micro-qualificazioni, con la standardizzazione degli obiettivi di apprendimento e il miglioramento della spendibilità delle competenze acquisite.

Giovanni Galvan ha poi chiesto ai suoi ospiti una battuta sul DM 115 del 2024, il decreto ministeriale che disciplina i servizi di certificazione, validazione e individuazione delle competenze. «Con il DM 115 siamo già operativi – ha spiegato la Pisicchio (For.Te) – e lavoriamo su modelli misti basati su costo standard e risultati. Abbiamo introdotto l’attestazione digitale delle competenze, superando il modello della semplice attestazione di frequenza. In quest’ottica chiediamo agli enti formativi di adeguare metodi e strumenti per migliorare realmente l’efficacia della formazione».

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Elisabetta Corbucci

«Fondimpresa – ha aggiunto Saccà – ha già approvato il regolamento del DM 115. È fondamentale perché sancisce il ruolo dei fondi nelle politiche attive del lavoro e stabilisce regole chiare sulla certificazione delle competenze». Tuttavia, secondo Saccà, occorre un ulteriore passo avanti: educare gli enti formativi e far percepire alle aziende l’effettiva utilità della formazione. «Serve un dialogo costruttivo – ha concluso – e un adeguamento ai modelli internazionali di job description».

In chiusura Elisabetta Corbucci ha spiegato come il Fondo Nuove Competenze produca una mole di dati preziosi che devono essere valorizzati. «È necessario un dialogo costante e strutturato con tutti gli stakeholder, incluse Regioni, enti formativi, università e mondo della consulenza, per rendere strutturale e integrata la filiera della formazione».

 

Alessandro Dattilo

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