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La finanza agevolata per enti, associazioni e fondazioni

di Annarita Cacciamani
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Ministeri, Regioni, enti locali, Commissione Europea e fondazioni destinano risorse specifiche a soggetti non profit, riconoscendone il ruolo strategico nello sviluppo delle comunità.

Quando si parla di finanza agevolata, il pensiero corre quasi sempre alle imprese. Startup innovative, Pmi, investimenti produttivi, transizione digitale e sostenibilità occupano la gran parte dell’attenzione di consulenti, media e istituzioni.

Eppure, esiste un altro universo di beneficiari che intercetta ogni anno risorse pubbliche e private: enti del Terzo Settore, associazioni, fondazioni, organizzazioni culturali, enti religiosi, istituzioni formative e soggetti impegnati nello sviluppo sociale e territoriale. E questo mondo sta acquisendo sempre più importanza agli occhi delle istituzioni.

Un settore che vale molto più di quanto si pensi

Secondo le più recenti rilevazioni dell’Istat, in Italia operano oltre 360 mila istituzioni non profit che coinvolgono più di 4,6 milioni di volontari e centinaia di migliaia di lavoratori retribuiti, confermando il ruolo strutturale del Terzo Settore nel tessuto economico e sociale del Paese. Nonostante questo peso, il Terzo Settore continua a essere percepito come un destinatario marginale delle politiche di incentivazione, mentre una quota significativa delle risorse pubbliche viene ormai progettata proprio per sostenere soggetti diversi dalle imprese.

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Photo: magnific / Markus Winkler

La finanza agevolata non è più solo per il profit

Negli ultimi anni il concetto stesso di finanza agevolata si è ampliato. Accanto alle tradizionali misure per le aziende, si sono moltiplicati strumenti rivolti a organizzazioni che producono valore sociale, culturale e territoriale. Ministeri, Regioni, enti locali, Commissione Europea e fondazioni destinano risorse specifiche a soggetti non profit, riconoscendone il ruolo strategico nello sviluppo delle comunità.

Uno degli esempi più significativi è rappresentato dall’Avviso n. 2/2025 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che mette a disposizione oltre 13,5 milioni di euro per finanziare iniziative e progetti di rilevanza nazionale promossi da Organizzazioni di Volontariato, Associazioni di Promozione Sociale, reti associative e fondazioni del Terzo Settore iscritte al RUNTS (Registro unico nazionale Terzo settore).

I contributi finanziabili possono raggiungere i 500 mila euro per progetto e sono destinati a iniziative capaci di generare impatti diffusi su almeno dieci regioni italiane. Questo approccio testimonia un cambiamento culturale profondo: le risorse pubbliche non vengono più destinate esclusivamente alla crescita economica, ma anche alla produzione di impatto sociale misurabile. Non si tratta di un caso isolato, ma di una tendenza ormai consolidata che vede il Terzo Settore sempre più coinvolto nell’attuazione delle politiche pubbliche nazionali ed europee.

Un ecosistema di bandi in espansione

Ogni anno vengono pubblicati centinaia di bandi a livello europeo, nazionale, regionale e locale. Sul fronte europeo, programmi come Erasmus+, CERV – Citizens, Equality, Rights and Values, Creative Europe, LIFE e numerose call collegate ai fondi strutturali sostengono progetti nei settori della cultura, dell’inclusione sociale, della partecipazione civica, dell’ambiente e della formazione.

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Photo: Pexels / Alena Darmel

A livello nazionale, ministeri e agenzie pubbliche promuovono regolarmente misure dedicate agli enti del Terzo Settore, alle organizzazioni culturali e sportive, alle fondazioni e agli enti locali. A queste si aggiungono le opportunità offerte dalle Regioni attraverso i programmi regionali FESR (fondo sviluppo europeo regionale) e FSE+ (fondo sociale europeo plus), nonché i bandi delle fondazioni di origine bancaria, che rappresentano una delle principali fonti di finanziamento per iniziative sociali e culturali.

Il risultato è un ecosistema estremamente articolato, nel quale le organizzazioni più strutturate non si limitano a partecipare occasionalmente a un bando, ma costruiscono una vera strategia di accesso alle risorse, combinando contributi pubblici, finanziamenti europei e sostegno filantropico per garantire continuità e crescita ai propri progetti. In molti casi, inoltre, i bandi sono espressamente riservati agli enti del Terzo Settore oppure prevedono criteri premiali legati all’impatto sociale, alla partecipazione delle comunità locali e alla capacità di generare benefici collettivi. Elementi che distinguono queste misure dagli incentivi tradizionalmente rivolti alle imprese.

Cultura, welfare e rigenerazione territoriale sono i grandi destinatari delle risorse

Tra gli ambiti più dinamici emergono cultura, inclusione sociale, sport, innovazione civica e rigenerazione urbana. Negli ultimi cicli di programmazione europea e nelle misure collegate al PNRR, enti culturali, fondazioni e associazioni hanno avuto accesso a programmi di sostegno per la digitalizzazione, la valorizzazione del patrimonio, la produzione culturale e l’innovazione organizzativa.

Parallelamente, le politiche pubbliche nazionali stanno investendo sempre di più su progetti capaci di affrontare fenomeni come l’invecchiamento della popolazione, la fragilità sociale, la dispersione scolastica, la povertà educativa e la transizione ecologica. In molti casi gli enti del Terzo Settore non sono semplici beneficiari, ma partner strategici delle amministrazioni pubbliche nella progettazione e nell’erogazione dei servizi.

Gli strumenti della co-programmazione e della co-progettazione introdotti dalla riforma del Terzo Settore hanno ulteriormente rafforzato questo ruolo, favorendo una collaborazione più strutturata tra enti pubblici e organizzazioni non profit.

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Photo: Magnific / Katt Yukawa

Il ruolo delle fondazioni bancarie: un ecosistema parallelo alla finanza pubblica

Una parte rilevantissima dei finanziamenti destinati al non profit proviene dalle fondazioni di origine bancaria. Queste organizzazioni rappresentano uno dei principali motori finanziari per progetti culturali, sociali, educativi e di sviluppo territoriale. Attraverso bandi, erogazioni liberali e programmi di sviluppo locale, le fondazioni di origine bancaria mobilitano ogni anno ingenti risorse, rappresentando uno dei principali investitori istituzionali dell’economia sociale italiana. Per molte associazioni e fondazioni locali, questi soggetti rappresentano il primo interlocutore finanziario prima ancora delle amministrazioni pubbliche. Per chi opera nella progettazione, ignorare questo ecosistema significa rinunciare a una delle principali fonti di finanziamento disponibili in Italia.

Il 2026 segna una svolta per il Terzo Settore

Il quadro sta cambiando anche sul piano normativo. Nel 2025 la Commissione Europea ha autorizzato definitivamente il regime fiscale previsto dal Codice del Terzo Settore, consentendo l’entrata in vigore delle disposizioni fiscali dal 1° gennaio 2026. Si tratta di un passaggio storico che completa un percorso avviato con la riforma del Terzo Settore e che introduce un quadro più stabile e favorevole per gli enti iscritti al RUNTS.

L’effetto atteso è duplice: da un lato una maggiore attrattività per gli investimenti a impatto sociale; dall’altro una crescita della capacità degli enti di strutturarsi, programmare e partecipare a iniziative finanziate di medio-lungo periodo. In altre parole, il Terzo Settore sta progressivamente assumendo caratteristiche sempre più simili a quelle di un vero ecosistema economico, pur mantenendo finalità civiche e solidaristiche.

 

Annarita Cacciamani

Photo cover: Pexels / RDNE Stock project 

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