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Finanza agevolata e sanità: il modello Fondazione Salvatore Maugeri

di Annarita Cacciamani
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Antonio Spanevello, direttore dei programmi scientifici della Fondazione Salvatore Maugeri, racconta come l’accesso ai bandi sia fondamentale per la ricerca. Tra grant office e competenze cliniche, i finanziamenti si trasformano in progetti concreti.

La finanza agevolata può essere uno strumento decisivo per sostenere l’innovazione in ambito sanitario. L’esperienza della Fondazione Salvatore Maugeri, che si occupa dello studio e dello sviluppo di attività di prevenzione primaria e secondaria mirate al paziente fragile, mostra come l’accesso strutturato a bandi pubblici e privati, insieme alle competenze cliniche e a un grant office dedicato, possa trasformare le opportunità di finanziamento in progetti concreti.

A raccontarcelo è Antonio Spanevello, direttore dei programmi scientifici della Fondazione, nonché primario di Pneumologia riabilitativa all’IRCCS Maugeri Tradate e docente di Malattie dell’apparato respiratorio all’Università dell’Insubria.

Qual è la mission della Fondazione?

Il suo scopo principale è trovare fondi per l’attività di ricerca che poi sviluppa solitamente attraverso gli Istituti Maugeri. Inoltre, contribuisce alla definizione delle strategie per lo sviluppo della ricerca Maugeri. Quando abbiamo la possibilità di finanziare ricerca, la indirizziamo soprattutto verso il malato cronico e il paziente fragile, che oggi rappresentano il nostro focus principale, specialmente quando alla valutazione funzionale e terapeutica si associa l’efficacia dell’intervento riabilitativo.

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Antonio Spanevello

Lavoriamo in particolare su pneumologia, cardiologia, neurologia, medicina specialistica e medicina del lavoro. La Fondazione nasce infatti come Clinica del Lavoro: il fondatore, Salvatore Maugeri, era un accademico e un medico del lavoro che sosteneva già allora come la salute sia strettamente legata all’ambiente lavorativo. Ogni anno riceviamo una quota del 5×1000 che viene trasformata in progetti di ricerca, privilegiando, salvo eccezioni di alto profilo scientifico, i pazienti cronici o fragili.

In che modo la Fondazione supporta gli istituti del gruppo Maugeri?

Li supportiamo finanziando la ricerca e contribuendo alla strategia attraverso donazioni, il 5×1000 e la partecipazione a bandi, in particolare quelli riservati agli enti no profit. Questo è fondamentale perché Maugeri SpA SB non può partecipare a bandi dedicati ad enti no profit. Senza la Fondazione, alcune opportunità sarebbero precluse. Va chiarito che esistono due canali distinti: il 5×1000 della Fondazione è destinato alla ricerca, mentre quello di Maugeri SpA SB è destinato all’attività sanitaria.

In che modo vengono scelti i bandi a cui partecipare?

Verifichiamo innanzitutto che siano compatibili con la nostra natura di ente no profit. Soprattutto, i bandi devono seguire le linee di ricerca Maugeri definite nell’ambito della programmazione scientifica approvata a livello ministeriale: cardiologia riabilitativa, pneumologia riabilitativa, riabilitazione neuromotoria, medicina del lavoro e medicina specialistica.

L’attività di ricerca va sempre rendicontata con estrema accuratezza e avere partner non abituati a questo rigore può essere problematico. Per questo motivo, una volta vinto un bando, prediligiamo affidare la realizzazione operativa del progetto agli Istituti Maugeri. Un esempio concreto è il progetto “Frail Care”, progetto in corso che è sostenuto dalla Fondazione Cariplo allo scopo di definire la gestione del paziente fragile a domicilio: abbiamo acquisito circa 250 mila euro ed attraverso l’attività dei Dipartimenti di ricerca e clinico-assistenziali di Maugeri contiamo di avere risultati importanti.

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Come dialogano Fondazione e realtà sanitaria per preparare le richieste di finanziamento?

Il dialogo è regolato da una convenzione che ci permette di utilizzare tutto il personale degli Istituti dedicato alla clinica e alla ricerca. Questo include uffici dell’amministrazione centrale come la direzione scientifica e sanitaria, l’ufficio legale, i clinici e i ricercatori.

Il grant office afferente alla direzione scientifica centrale è il vero motore operativo: si occupa di individuare le opportunità, coordinare la preparazione dei progetti e curarne la scrittura tecnica. Lavoriamo sempre in squadra, sia per grandi finanziamenti che per bandi di piccole dimensioni, con l’unico obiettivo di acquisire risorse per la ricerca.

Quali sono i risultati più rilevanti che avete raggiunto?

Il già citato progetto “Frail Care” è tra i più significativi per l’impatto sui pazienti cronici polimorbidi. Abbiamo sviluppato una app per il contatto quotidiano con i pazienti che possono segnalarci effetti collaterali del farmaco ed inoltre noi possiamo monitorare le interazioni tra i molti farmaci che assumono. Il Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, guidato dal professor Carlo Locatelli, è il riferimento clinico-scientifico di questo studio.

A livello internazionale, un risultato di rilievo della Fondazione è il centro collaborativo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulle malattie respiratorie e la tubercolosi. Il centro è della Fondazione e il direttore è il professor Giovanni Battista Migliori, tra i principali esperti mondiali del settore, che produce ricerca di grande rilevanza raccogliendo dati in diversi paesi dove il controllo della tubercolosi è una delle priorità.

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Come viene gestita la mole di lavoro? Esiste un team di lavoro dedicato?

Sì, oggi un centro di ricerca senza grant office ha poche possibilità di successo. Il lavoro è gestito dal team di Maugeri: la direzione scientifica conta circa venti persone, mentre nel grant office lavorano tre figure tecniche fondamentali per la preparazione dei progetti. L’idea scientifica nasce dai clinici, ma la definizione e dei progetti necessita di una competenza tecnica specifica.

In un’azienda sanitaria, può essere utile la figura dell’opportunity manager?

Sarebbe molto utile. Oggi questa funzione è spesso svolta in modo spontaneo da noi medici, con l’obiettivo di creare percorsi di ricerca e collaborazione con le aziende farmaceutiche per ottenere finanziamenti che poi vengono utilizzati per coinvolgere altre figure utili alla realizzazione del progetto, come biologi, farmacisti, data manager. Fare ricerca oggi è più complesso: trial farmacologici, sicurezza, gestione dati, privacy e rendicontazione richiedono competenze specifiche. Oltre agli infermieri di ricerca, che seguono i pazienti e presidiano gli aspetti normativi e documentali, una figura dedicata a cercare fondi in modo strutturato migliorerebbe l’efficacia complessiva del sistema.

 

Annarita Cacciamani

Tutte le foto sono fornite dall’Ufficio Stampa

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