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Certificati bianchi: districarsi tra finanza sostenibile e reporting ESG

di Annarita Cacciamani
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L’efficienza energetica sta assumendo un ruolo sempre più centrale nelle strategie delle imprese. In Italia, uno dei principali strumenti che consentono di trasformare il risparmio energetico in un risultato misurabile è rappresentato dai Certificati bianchi, o Titoli di efficienza energetica. 

Gestito dal Gestore dei servizi energetici (Gse), il meccanismo dei Certificati bianchi costituisce un punto di contatto rilevante tra politiche pubbliche, investimenti industriali e rendicontazione della sostenibilità.Questi strumenti trasformano il risparmio energetico in un titolo negoziabile, creando un ponte tra interventi di efficienza e valore economico. Il meccanismo dei Certificati Bianchi è oggi disciplinato dal Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 21 luglio 2025, entrato in vigore a settembre 2025, che definisce il quadro regolatorio per il periodo 2025-2030, aggiornando obiettivi nazionali, soggetti obbligati, criteri di ammissibilità dei progetti e modalità di riconoscimento dei risparmi energetici.

Ma come funzionano? Innanzitutto, un’impresa realizza un intervento di efficienza energetica, ad esempio sostituendo impianti obsoleti, ottimizzando processi produttivi o migliorando l’isolamento termico degli edifici. Il progetto deve essere studiato in modo tale da generare risparmi concreti di energia primaria, misurabili rispetto a una situazione di consumo “standard” definita come baseline. 

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Photo: Freepik

Una volta completato l’intervento, i risparmi vengono quantificati e verificati. Il Gse valuta i dati forniti, garantendo che i risparmi siano reali, misurabili e addizionali rispetto a quanto sarebbe avvenuto comunque. Solo a questo punto viene emesso un Certificato bianco, che corrisponde convenzionalmente a una tonnellata equivalente di petrolio risparmiata.

Come utilizzare i titoli

Questi titoli possono quindi essere venduti o scambiati sul mercato. Le imprese che hanno l’obbligo di rispettare determinati target di efficienza energetica — principalmente i distributori di energia — possono acquistare i Certificati bianchi per adempiere ai loro obblighi. In alternativa, le imprese che hanno generato i titoli possono cederli, monetizzando il risparmio conseguito. In base alla disciplina vigente, sono soggetti a questi obblighi i distributori di energia elettrica e di gas naturale con più di 50mila clienti finali, secondo quanto stabilito dal decreto MASE del 21 luglio 2025.

In sostanza, il meccanismo crea un circuito virtuoso: chi investe in efficienza energetica ottiene un ritorno economico attraverso i certificati, e chi ha obblighi di risparmio energetico può soddisfarli senza realizzare direttamente tutti gli interventi. Questo sistema rende i Certificati bianchi uno strumento flessibile, misurabile e immediatamente collegato a risultati concreti, tanto dal punto di vista ambientale quanto economico.

 

I criteri utilizzati 

Il Gse valuta i progetti sulla base di metodologie standardizzate o analitiche e richiede una dimostrazione puntuale dei risparmi conseguiti rispetto a una baseline di riferimento. Ogni progetto deve definire una baseline di consumo chiara, rispetto alla quale il risparmio energetico viene misurato secondo metodologie standardizzate o analitiche riconosciute. Il decreto MASE 2025 rafforza in particolare il principio di addizionalità, escludendo dal riconoscimento dei risparmi gli interventi già obbligatori per legge o riconducibili alla normale evoluzione tecnologica di mercato.

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Photo: Freepik / rawpixel.com

Si aggiungono poi i requisiti di durabilità del risparmio nel tempo e di non duplicazione degli incentivi, che impediscono il doppio conteggio dei benefici energetici. Questo impianto metodologico rende i Certificati bianchi particolarmente rilevanti anche in chiave ESG, dove la credibilità dei dati e la tracciabilità delle performance sono elementi centrali. 

Il quadro normativo

Il principio di addizionalità, che richiede che i risparmi derivino da interventi ulteriori rispetto agli obblighi normativi e all’evoluzione tecnologica ordinaria, rafforza ulteriormente il valore del meccanismo dal punto di vista della rendicontazione. I risparmi riconosciuti non sono infatti dichiarativi, ma il risultato di un processo di verifica ex post. Questo aspetto assume un peso crescente per le imprese chiamate a dimostrare la concretezza delle proprie azioni di sostenibilità a investitori, istituti finanziari e stakeholder.

Il ruolo dei Certificati bianchi si inserisce in modo coerente nel quadro delle politiche europee e nazionali. Il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima individua l’efficienza energetica come leva strutturale per la riduzione dei consumi e delle emissioni, mentre il pacchetto europeo Fit for 55 rafforza il principio secondo cui la riduzione della domanda energetica è il primo strumento di decarbonizzazione. In questo contesto, rappresentano per le imprese uno strumento già operativo per tradurre gli obiettivi di policy in risultati misurabili e rendicontabili.

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Photo: Unsplash / Doris Morgan

Certificati bianchi e finanza sostenibile

Dal punto di vista della finanza sostenibile, inoltre, i Certificati Bianchi possono contribuire a migliorare la leggibilità dei progetti di efficienza energetica. La presenza di risparmi certificati e riconosciuti da un soggetto pubblico può facilitare il dialogo con il sistema bancario e con gli investitori, soprattutto nei casi in cui l’efficienza energetica è parte integrante di piani di investimento più ampi o di strategie di transizione aziendale. La misurabilità dei risultati rappresenta infatti un elemento chiave nei processi di valutazione del rischio e dell’impatto.

Il decreto MASE 2025 riconosce esplicitamente il ruolo delle Energy Service Company e dei soggetti qualificati nella strutturazione, presentazione e gestione dei progetti, rafforzandone la funzione di intermediari tecnici e di compliance nel meccanismo dei Certificati Bianchi. La gestione di questi strumenti richiede competenze tecniche e procedurali elevate, ma consente alle aziende di integrare l’efficienza energetica all’interno dei sistemi di reporting e delle strategie ESG di medio-lungo periodo.

 

Annarita Cacciamani

Photo cover:  Freepik / pressfoto

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