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La strategia green di Bormioli con l’Innovation Fund

di Annarita Cacciamani
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Milena Marchegiani, energy manager del gruppo Bormioli Luigi, spiega come l’Innovation Fund abbia permesso di allineare più rapidamente le strategie aziendali alle politiche europee di sostenibilità e decarbonizzazione.

Con processi produttivi che richiedono temperature elevatissime, il settore della vetreria affronta quotidianamente la grande sfida dei consumi energetici. Per affrontare la transizione ecologica e mantenere la competitività, il Gruppo Bormioli Luigi, storica impresa con sede tra Parma e Fidenza, si affida alla finanza agevolata. In particolare, è grazie all’Innovation Fund europeo che l’azienda ha potuto avviare quattro progetti di efficientamento, tutti mirati a ridurre consumi e abbattere le emissioni. Milena Marchegiani, energy manager del Gruppo, racconta come questo strumento stia contribuendo ad allineare le strategie aziendali ai target del Green Deal europeo.

In cosa consiste il suo lavoro?

L’energy manager si occupa di due ambiti principali. Da un lato della gestione degli approvvigionamenti energetici, quindi energia elettrica e gas naturale, e dall’altro dell’efficienza energetica. Questo lavoro si concretizza attraverso un sistema di gestione conforme alla norma ISO 50001, che rappresenta uno standard internazionale per la gestione dell’energia. La ISO 50001 fornisce un quadro metodologico per migliorare in modo continuo le prestazioni energetiche di un’organizzazione, riducendo i consumi e ottimizzando l’uso delle risorse.

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Milena Marchegiani

È uno strumento che ci consente di monitorare costantemente i flussi energetici e individuare le aree di miglioramento, contribuendo sia alla sostenibilità ambientale sia alla competitività economica del gruppo. Un aspetto altrettanto importante del mio ruolo è il costante aggiornamento rispetto all’evoluzione normativa e regolatoria del settore energetico. Tenersi informati è fondamentale perché permette di individuare in tempo utile eventuali opportunità di finanziamento o agevolazioni, ma anche di garantire che l’azienda operi nel pieno rispetto delle regole, mantenendo una gestione energetica consapevole e orientata al miglioramento continuo.

Bormioli è un’azienda vetraria, quindi fortemente energivora. Quali sono mediamente i costi per l’energia che l’azienda deve affrontare?

In Italia, nel 2025, il prezzo medio dell’energia elettrica per le imprese energivore si è attestato tra i 100 e i 155 euro al megawattora, a cui vanno aggiunti tutti gli oneri previsti dalla normativa vigente. Per quanto riguarda il gas naturale, il costo varia in base al mercato di riferimento e alla stagionalità, seguendo l’andamento del TTF (title transfer facility), il mercato europeo di riferimento, cui si aggiunge lo spread di conversione tra TTF e PSV (punto di scambio virtuale) e i costi legati al trasporto e alla gestione della rete.
In una grande azienda energivora, le spese annuali per l’energia superano diversi milioni di euro, con un impatto evidente sulla competitività e sulla marginalità. Perciò diventa indispensabile adottare strategie di ottimizzazione, come la certificazione ISO 50001, che consente di migliorare l’efficienza energetica e ridurre i costi operativi. In Italia il costo della materia prima energetica è più elevato rispetto ad altri Paesi europei, come Francia o Spagna, e questo rappresenta un fattore di svantaggio competitivo. Intervenire a livello normativo sui costi della materia prima, secondo me, è una delle chiavi per mantenere alto il livello di competitività delle aziende energivore.

Con l’Innovation Fund, avete avviato quattro progetti di efficientamento energetico. In cosa consiste questo strumento e quali vantaggi vi ha dato accedervi?

L’Innovation Fund è un fondo europeo finanziato dai proventi del sistema ETS, l’Emission Trading System, e dispone di una dotazione complessiva di circa 40 miliardi di euro per il decennio 2020-2030. È rivolto a imprese di ogni dimensione, con particolare attenzione ai settori ad alta intensità energetica, e sostiene progetti che contribuiscono concretamente alla decarbonizzazione dell’economia europea. Grazie a questo strumento abbiamo potuto avviare quattro progetti di efficientamento energetico, ciascuno con obiettivi specifici ma accomunati dalla volontà di ridurre i consumi e le emissioni. Tutti i progetti si concentrano sull’energia necessaria alla fusione del vetro e introducono forni ibridi che sostituiscono parte dell’energia da combustione del gas metano con energia elettrica.

 

 

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A Fidenza, ad esempio, è stato realizzato il progetto Primus, dedicato alla produzione di vetro sonoro superiore (“crystal glass”) con un forno ibrido che integra un sistema di recupero termico dei fumi, utilizzato per il riscaldamento degli ambienti. Questo intervento consentirà una riduzione di circa 42.300 tonnellate di anidride carbonica in dieci anni. Nel sito di Abbiategrasso è stato sviluppato invece il progetto Vitrum, che mira alla produzione di flaconi di profumeria di alta gamma con un forno ibrido e l’utilizzo di vetro riciclato, ottenendo una riduzione stimata di 25.500 tonnellate di anidride carbonica. Infine, sempre a Fidenza, abbiamo avviato il progetto Magnus, il più grande, che punta alla decarbonizzazione del vetro per uso domestico. Oltre all’elettrificazione parziale del forno, prevede l’utilizzo di biometano e l’installazione di pannelli fotovoltaici. L’impatto stimato è di circa 56.000 tonnellate di anidride carbonica evitate in dieci anni.

L’Innovation Fund ci ha dato numerosi vantaggi. Innanzitutto, ha accelerato i nostri processi di innovazione. Ha inoltre ridotto i rischi economici e tecnologici, facilitando l’adozione di soluzioni avanzate e sostenibili. E, soprattutto, ci ha permesso di allineare più rapidamente le nostre strategie aziendali alle politiche europee, come il Green Deal e il Green Power. Questo strumento è stato un vero volano che ha dato impulso concreto alla transizione energetica e ambientale.

Quali figure dell’azienda hanno partecipato alla predisposizione dei progetti finanziati attraverso l’Innovation Fund?

La realizzazione dei progetti ha richiesto il contributo di numerose funzioni aziendali. In primo luogo, il team Energy & Sustainability, che ha curato l’analisi energetica e ambientale, definendo gli obiettivi di decarbonizzazione e individuando le tecnologie efficienti da integrare nei processi produttivi. Accanto a questo team ha lavorato l’area tecnica e di ingegneria di processo, responsabile della progettazione dei nuovi forni ibridi e dei sistemi di recupero termico, assicurandone la fattibilità e l’ottimizzazione delle prestazioni. Un ruolo importante è stato svolto anche dalla funzione acquisti e approvvigionamenti strategici, che ha valutato gli aspetti economici e pianificato le fonti energetiche alternative come il fotovoltaico e il biometano. Il dipartimento Ricerca e Sviluppo ha supportato l’innovazione tecnologica, selezionando i materiali più idonei e verificandone la compatibilità con gli standard qualitativi del prodotto finito.
La direzione finanziaria e amministrativa si è occupata della parte documentale e contabile, necessaria per la candidatura e la rendicontazione, mentre la funzione legale e compliance ha garantito la conformità normativa e curato i rapporti con la Commissione europea. Infine, la direzione generale ha fornito la visione strategica e di lungo periodo, assicurando che i progetti fossero pienamente coerenti con gli obiettivi aziendali e con le politiche europee di sostenibilità.
È stato un lavoro trasversale, che ha coinvolto l’intera struttura aziendale in modo sinergico. Senza il supporto dell’Innovation Fund, molti di questi progetti non si sarebbero potuti realizzare completamente, anche per l’entità dei costi di investimento e di esercizio che avrebbero comportato.

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Oltre all’Innovation Fund, utilizzate altri strumenti di finanza agevolata per raggiungere il grande obiettivo della decarbonizzazione?

Utilizziamo anche strumenti nazionali, in particolare i certificati bianchi, noti anche come Titoli di Efficienza Energetica, che sono i principali incentivi italiani per la promozione dell’efficienza energetica. Questi certificati attestano i risparmi conseguiti attraverso interventi di efficientamento e vengono riconosciuti dal Gestore dei Servizi Energetici. Ogni certificato equivale a una tonnellata equivalente di petrolio risparmiata e può essere valorizzato economicamente. Abbiamo utilizzato questo strumento per diversi interventi di ottimizzazione dei processi produttivi e di adozione di tecnologie a basso consumo.

La certificazione ISO 50001 ha reso più agevole l’accesso ai certificati bianchi, perché rafforza la credibilità tecnica dei progetti e semplifica l’iter di ammissione. Oltre a questo, il gruppo Bormioli Luigi ha recentemente siglato un Power Purchase Agreement, un contratto di lungo termine per l’acquisto di energia rinnovabile. Questo accordo ci consente di integrare fonti verdi nel nostro mix energetico e ridurre in modo tangibile l’impronta carbonica delle attività produttive. La combinazione tra questi strumenti ci permette di affrontare con coerenza la transizione energetica e di avvicinarci concretamente agli obiettivi di decarbonizzazione.

 

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Esiste all’interno del gruppo Bormioli una figura dedicata esclusivamente alla ricerca di fondi europei o è un lavoro trasversale a più figure?

La ricerca e la gestione degli strumenti di finanza agevolata è un’attività trasversale, che coinvolge diverse funzioni aziendali in modo sinergico. Oltre al ruolo dell’energy manager, che per natura contribuisce all’individuazione delle opportunità legate alla transizione energetica, la direzione finanziaria e amministrativa dispone di figure dedicate alla valutazione e alla candidatura dei bandi europei, nazionali e regionali. Ciò consente di individuare tempestivamente gli strumenti più adatti agli obiettivi aziendali e di predisporre progetti solidi e coerenti con i requisiti dei programmi di finanziamento. 

Annarita Cacciamani

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