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Autoimpiego Centro Nord: contributi fino al 65% per le imprese degli under 35

di Mariza Cibelle Dardi
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Tra le principali opportunità di finanza pubblica del 2026 per i giovani under 35 che vogliono avviare un’attività nelle regioni del Centro e del Nord, la misura combina voucher e contributi a fondo perduto su piani di investimento fino a 120 mila euro.

Gestito da Invitalia per conto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), “Autoimpiego Centro Nord” mette a disposizione 219,6 milioni di euro per sostenere la nascita di nuove microimprese e attività di lavoro autonomo. La misura si rivolge ai giovani under 35 che avviano un progetto in una delle regioni ammesse: Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Umbria e Marche.

Secondo la documentazione ufficiale Invitalia, l’incentivo è rivolto a persone tra i 18 e i 35 anni non ancora compiuti che risultano inattive, inoccupate o disoccupate, con un’attenzione specifica anche ai beneficiari del Programma GOL (Garanzia di occupabilità dei lavoratori)  e ai cosiddetti working poor, lavoratori con redditi molto bassi. Possono presentare domanda sia persone fisiche che intendono avviare una nuova iniziativa sia titolari o soci di attività già costituite, purché rientrino nei requisiti anagrafici e occupazionali e localizzino il progetto nelle aree ammesse dall’incentivo.

La domanda si presenta esclusivamente online, attraverso l’area riservata del sito Invitalia, con procedura a sportello e valutazione delle domande nei limiti delle risorse disponibili.

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Photo: Freepik / gpoinstudio

Dalle agevolazioni agli investimenti: come funziona il sostegno economico

La struttura degli aiuti combina un voucher iniziale e un contributo a fondo perduto sugli investimenti, senza ricorso a finanziamenti agevolati. Il contributo a fondo perduto finanzia il 65% delle spese per investimenti fino a 120 mila euro, scendendo al 60% per i progetti più ampi (fino a 200 mila euro). Ciò significa che chi avvia l’attività dovrà coprire autonomamente la parte restante, pari al 35 – 40% del totale. Il quadro rientra nel regime europeo «de minimis», con i consueti limiti di cumulo sugli aiuti concessi a una singola impresa, e prevede servizi di accompagnamento tecnico e gestionale erogati da Invitalia e dall’Ente Nazionale per il Microcredito a supporto delle fasi di avvio e gestione del progetto.

Il sistema di agevolazioni è progettato per sostenere l’avvio dell’impresa senza creare debiti fin dal principio: non sono previsti prestiti da restituire, ma un mix di voucher e contributi a fondo perduto. In sintesi, l’aiuto copre una quota significativa degli investimenti iniziali, ma richiede comunque un apporto stabile di risorse proprie da parte del beneficiario, che resta esposto in prima persona al rischio d’impresa.

I fondi coprono tre aree di spesa essenziali per l’avvio dell’attività. Si possono finanziare investimenti materiali (acquisto di macchinari, attrezzature e arredi nuovi di fabbrica, incluse eventuali ristrutturazioni entro i limiti previsti) e investimenti immateriali (software, piattaforme digitali, brevetti, licenze e consulenze specialistiche). Inoltre, una quota del budget è destinata al capitale circolante per coprire i costi vivi dei primi mesi, come il canone di affitto, le utenze e le attività di marketing, nel rispetto dei limiti percentuali fissati dalla documentazione ufficiale.

Per un under 35, ottenere il contributo al 65% e il voucher iniziale può rappresentare un passaggio decisivo, soprattutto considerando le attuali difficoltà di accesso al credito bancario per le nuove imprese. Allo stesso tempo, la presenza strutturale di una quota di cofinanziamento e la necessità di governare con attenzione i costi fissi fanno sì che “Autoimpiego Centro Nord” funzioni come leva di avvio e non come copertura integrale.

In molti casi la tenuta del progetto dipenderà dalla capacità di costruire un piano d’impresa solido, di stimare in modo prudente i flussi di cassa e di usare l’agevolazione per rafforzare gli asset produttivi e organizzativi, evitando di affidare al contributo pubblico il riequilibrio di fragilità strutturali.

 

Mariza Cibelle Dardi

Photo cover: Freepik / gpoinstudio

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