Per il capo del Comitato Direzione Strategia e Marketing di Fondimpresa serve una revisione profonda degli strumenti esistenti della formazione finanziata, rendendola più capillare, accessibile e strategica per il futuro delle imprese e dei lavoratori.
La formazione finanziata rappresenta, in Italia, il principale veicolo per aggiornare le competenze di chi lavora. Ma può davvero reggere da sola il peso del lifelong learning? Amarildo Arzuffi è a capo del Comitato Direzione Strategia e Marketing di Fondimpresa, che finanzia in tutto o in parte piani formativi aziendali, territoriali, settoriali o individuali, concordati tra le parti sociali, e promuove lo sviluppo della formazione continua in Italia. In questa intervista riflette sul ruolo chiave dei Fondi interprofessionali, evidenziando limiti, prospettive e urgenze di un sistema da riformare per renderlo più inclusivo e strategico.
Secondo Chris Argyris, teorico del management e professore emerito alla Harvard Business School, «Il successo sul mercato dipende sempre di più dall’apprendimento. Molte persone, però, non sanno come imparare». È d’accordo con questa affermazione?
Oggi abbiamo a disposizione una mole sterminata di conoscenze e di informazioni, che cresce in misura logaritmica: il problema non è più quindi possedere tante informazioni ma sapersi porre le giuste domande e saper interrogare i dati o le fonti per trovare le risposte sulle quali costruire le nostre strategie ed i nostri comportamenti. Più che mai il problema è quindi quello di imparare ad imparare, di avere un metodo per governare la massa di informazioni e non esserne sopraffatti o, peggio, non farsi ingannare dalle moltissime false notizie che circolano in rete e che producono false credenze o comportamenti fallimentari.
Insegnava Daniel Kahneman, Premio Nobel per l’economia nel 2002, che il pensare è esercizio faticoso, richiede metodo, esercizio e capacità di concentrazione. Ecco io penso che imparare a pensare sia la base per imparare ad imparare, per riuscire ad orientarsi e crescere in un mondo turbolento in continua evoluzione. Non vuol dire però che questo implichi una fatica minore rispetto all’antica pedagogia centrata sul nozionismo. Al contrario esercitare le facoltà intellettuali superiori richiede una applicazione ed una disciplina notevole, anche se questo obiettivo, sia negli adulti che nei ragazzi, può essere obiettivo può perseguito utilizzando didattiche innovative ed il più possibile attive.
In Italia solo il 39,3% della popolazione adulta partecipa ad attività formative (fonte Camera, 2023). Cosa ne pensa e come valuta la situazione attuale della formazione finanziata?
In Italia i percorsi formativi destinati agli adulti (long life learning) sono purtroppo quasi tutti affidati alla formazione continua e, segnatamente, alla formazione finanziata dai Fondi Interprofessionali. Vi è poi un ruolo delle regioni che intervengono con programmi specifici destinati a target particolari quali i disoccupati etc.
Nel nostro Paese, a differenza di altri, non esiste o quasi un sistema nazionale di educazione degli adulti facente capo al Ministero della educazione e non esiste un’offerta universitaria specifica per questo importante segmento di popolazione. Inoltre, la spesa formativa è minore di quella registrata in altri Paesi OCSE. Questo fa il paio con dati non confortanti sull’istruzione iniziale che vede il nostro Paese penultimo in Europa per percentuale di laureati sulla popolazione e secondo per numero di NEET (cioè persone che non studiano e non lavorano). Negli ultimi vent’anni qualche miglioramento c’è stato grazie al lavoro svolto dai Fondi interprofessionali, ma è urgente una rivisitazione della strumentazione a disposizione per aumentare il numero delle persone che si aggiornano costantemente. In questo mondo feroce che cambia sotto la spinta della rivoluzione digitale è cruciale che le imprese ed i lavoratori si preparino a gestire il cambiamento, pena l’irrilevanza sui mercati internazionali.
Lei sostiene che la trasformazione in atto è destinata a farsi sempre più veloce e pervasiva a causa dell’incremento esponenziale di velocità di circolazione delle informazioni. Come va migliorata la formazione e quali sfide prevede legate all’intelligenza artificiale?
L’intelligenza artificiale (IA), ma più in generale la rivoluzione digitale sta accelerando: la legge di Moore è ancora valida. La pervasività di queste tecnologie non smette di stupirci, ogni giorno si ipotizzano e sperimentano nuove applicazioni nei settori più svariati. Presto dovremo misurarci massicciamente anche nel settore dell’education con una presenza pervasiva dell’IA, che abbinata ad altre tecnologie quali, ad esempio, la realtà aumentata, tenderà ad affiancare, se non sostituire, elementi di funzione docente o di pratica di laboratorio. Questo potrebbe rendere più facilmente fruibile e meno costoso il processo formativo ma certo apre interessanti scenari di studio e sperimentazione in merito alle didattiche da applicare, ai setting formativi da costruire ed ai curricula educativi. Il mondo si muove veloce e il settore dell’education deve tenere il passo.

